Uccise la zia con un vaso, sconterà 14 anni e 8 mesi

Il delitto 2 anni fa in un raptus di follia all’interno di un appartamento di via Torres. Tore Usai aveva colpito Bonaria Sanna in testa poi si era cambiato ed era uscito

SASSARI. La notte tra il 14 e il 15 gennaio del 2016 - in un raptus di follia - aveva ucciso l’anziana, zia, Bonaria Sanna di 80 anni, colpendola in testa con una vaso. Per quel delitto, maturato al termine di una discussione nata dopo l’ennesima richiesta di denaro, Tore Usai, sassarese di 37 anni, dovrà scontare 14 anni e 8 mesi di reclusione.

I giudici della corte d’assise d’appello (presidente Plinia Azzena, a latere Marina Capitta) hanno confermato infatti la sentenza di primo grado, accogliendo la richiesta del procuratore generale Paolo De Falco. Alla richiesta del pg si è associato l’avvocato Carlo Pinna Parpaglia, legale della sorella dell’imputato e nipote della vittima che aveva scelto di costituirsi parte civile nel processo.

Il delitto era stato commesso nella casa di via Torres in cui vivevano sia la vittima che il nipote. Il rifiuto della zia, dopo l’ennesima richiesta di denaro aveva fatto perdere la testa al 37enne disoccupato. Dopo l’omicidio, Tore Usai si era cambiato di abito, aveva cercato di pulire la scena del delitto, aveva infilato tutto in una busta di nylon e aveva poi gettato gli stracci e il vaso di cristallo in un cassonetto a pochi passi dall’abitazione di Bonaria Sanna.

Poi aveva vagato a lungo per la città e alle 8 del mattino si era presentato a casa della madre, sorella della vittima. Insieme infatti dovevano andare alla Caritas per ritirare il pacco degli alimenti. Usai aveva però spiegato a sua madre che la zia gli aveva chiesto di fare la fila per lei, lasciando intendere che, forse, li avrebbe raggiunti. All’ora di pranzo era poi rientrato nell’abitazione di via Torres e aveva chiamato il 118: «Presto, venite, mia zia è caduta e ha battuto la testa». Ma quando i soccorritori erano entrati nell’appartamento avevano capito subito che non si trattava di un incidente domestico e avevano chiamato la polizia. L’avvocato difensore Maurizio Serra nella sua arringa - così come aveva fatto in primo grado - ha sostenuto la tesi dell’omicidio preterintenzionale: il nipote avrebbe sì colpito la zia ma non con l’intenzione di ucciderla. Erano stati gli agenti della squadra mobile a convincere Tore Usai a confessare il delitto.

Nelle prime ore di permanenza in questura Usai aveva raccontato agli investigatori di avere trovato Bonaria Sanna a terra con la testa ricoperta di sangue. Aveva provato a far credere agli inquirenti che la donna fosse caduta ma il suo racconto

aveva convinto poco gli uomini della Mobile, fino al momento del crollo e della confessione. «Non volevo ucciderla - aveva balbettato Tore Usai, con gli occhi lucidi, davanti agli inquirenti che lo interrogavano - ho perso la testa quando mi ha detto che ero un fallito, poi l’ho colpita».

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