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Addio al sassarino prigioniero in Usa

Antonio Gesuino Boeddu

Si è spento a Siligo, a 101 anni, il soldato di Ottana Antonio Gesuino Boeddu

SILIGO. Ha chiuso gli occhi ieri mattina, lucido fino all’ultimo istante, ma ormai stanco di vivere. Se ne è andato a 101 anni, sei mesi e sei giorni Antonio Gesuino Boeddu, di Ottana, il fante del 151° reggimento della Brigata Sassari che combattè nella seconda guerra mondiale, visse da prigioniero per tre anni in America, dopo essere rimasto per 32 giorni nella stiva di una nave britannica ammassato insieme ad altri tremila soldati.

Al capezzale di Boeddu la moglie ottantaseienne, che lo ha accudito con amore, e i quattro figli. Un anno fa il “sassarino” venne festeggiato da tutto il paese e dal sindaco e dalla giunta di Ottana e quando tagliò il traguardo del secolo di vita. Ora il centro del dove ha vissuto dal 1953, da quando sposò Peppina Maccioni, si appresta a dargli l’ultimo saluto. Questa sera, alle 18, si terrà la cerimonia funebre per rendere onore a un uomo protagonista della storia.«Proprio ieri mi aveva detto che era stanco – racconta il figlio Gianfranco –. Forse sentiva di essere arrivato alla fine e non voleva più fare niente per rimandare quel momento. A noi mancherà un padre che ci ha insegnato tanto e ci ha dato tanto affetto. E a nostra madre un marito al quale è stata accanto per oltre sessant’anni».

Quello di Antonio Gesuino Boeddu è una storia di tanti combattenti che parteciparono al sanguinoso secondo conflitto mondiale e che, sopravvissuti, hanno potuto raccontare orrori, prigionia, fame, la dura lontananza da casa, la paura di non poter più ritornare nella loro terra e vicino ai loro cari. Era il 1947 quando rientrò ad Ottana, dopo che i parenti lo avevavano creduto morto perché non ricevevano sue notizie. Rimase ad El Alamein per sei mesi, doveva raggiungre Alessandria d’Egitto ma non ci arrivò mai. In Tunisia gli americani fecero prigionieri remila soldati e fu un viaggio lungo oltre un mese per raggiungere il Kentucky, il rancio quotidiano erano solo patate. Poi l’arrivo nel campo di prigionia dove il soldato Boeddu venne destinato a coltivare pomodori. Poi alla fine del la guerra, Boeddu fu ingaggiato come operaio in una stazione: quel lavoro gli era stato assegnato a patto di non fuggire e non danneggiare l’America. Ricordi che Antonio Gesuino ha fissato nella mente e che ha trasmesso ai familiari.