Giave, cinque rinvii a giudizio per il fotovoltaico

L’indagine della Finanza nel 2016 aveva portato al sequestro di 9 milioni di euro per una presunta truffa

SASSARI. Cinque persone sono state rinviate a giudizio dal giudice delle udienze preliminari del tribunale di Sassari Gian Cosimo Mura su richiesta del pubblico ministero Giovanni Porcheddu, che due anni fa aveva avviato un’indagine su un impianto per il fotovoltaico del valore di 50 milioni di euro nella piana di Giave.

Il 7 marzo del prossimo anno dovranno presentarsi davanti ai giudici Pietro Giuseppe Vacca, 50 anni, di Oristano (difeso dall’avvocato Roberto Dau), il legale rappresentante della “Enervitabio San Cosimo”, Paolo Magnani, 61 anni, residente a Sant’Anna Arresi (assistito dall’avvocato Gianluigi Poddighe), Walter Siddi, 50 anni, di Selargius, amministratore della Atlantia investimenti Ltd (assistito da Matteo Pinna), Raffaele Giardino, di Brescia, 44 anni, primo consigliere delegato della Esmeralda, Franco Tocco, 51 anni, di Cagliari, amministratore unico della Esmeralda (difeso da Giammarco Meleddu).

È stata invece stralciata la posizione di Sasha Michael Rossmann, 41 anni, tedesco, amministratore unico della Enervitabio (difeso da Giuseppe Conti) per il quale è mancata al momento della conclusione delle indagini la traduzione in inglese degli atti. Le contestazioni di truffa aggravata e falso mosse dalla Procura – e rivolte ai rappresentanti legali delle società coinvolte e all’agronomo che firmò la relazione utilizzata per ottenere le autorizzazioni a costruire – si riferiscono al fatto che le colture non sarebbero mai state effettivamente impiantate. Nel mirino della Procura di Sassari e del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza (guidato dal tenente colonnello Marco Sebastiani) che aveva materialmente eseguito l’operazione, era finita l’attività svolta dal complesso Enervitabio San
Cosimo Soc. Agr. srl, nata su finanziamento della Win Win Precision Technology di Taiwan. Durante le indagini erano stati bloccati circa 9 milioni di euro in contanti trovati sui conti correnti spulciati dalle fiamme gialle perché considerati frutto del contributo per l’energia prodotta.

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