Peculato, assolto a Roma il colonnello Adamo

Verdetto del tribunale militare per l’ex comandante provinciale dei carabinieri  All’ufficiale era contestato l’utilizzo dell’auto di servizio per finalità private 

SASSARI. In duecentotredici occasioni – questa era la convinzione della Procura militare – il colonnello Giovanni Adamo (all’epoca comandante provinciale dei carabinieri di Sassari) avrebbe utilizzato l’auto di servizio «per finalità meramente private». Spostamenti che il pm aveva anche suddiviso territorialmente tra Alghero, Pattada e Buddusò. Tutte località di competenza del comando provinciale di Sassari in un periodo “caldo”, soprattutto in Goceano, dopo gli omicidi Monni-Masala.

Accuse che erano valse ad Adamo un rinvio a giudizio con la pesantissima accusa di peculato continuato. Ma all’esito del dibattimento, il tribunale militare di Roma ha assolto il comandante (tutelato dagli avvocati Nicoletta Piergentili, di Roma, e Sebastiano Chironi del foro di Sassari) perché il fatto non sussiste. Al colonnello era stato contestato al termine delle indagini preliminari anche il reato di “ingiuria a un inferiore” ma da questa accusa era stato prosciolto già in udienza preliminare perché mancava “la condizione di procedibilità”. Era però andato avanti il procedimento disciplinare che ha accertato l’insussistenza del fatto.

Gli avvocati difensori hanno smontato l’impianto accusatorio in particolare puntando sul fatto che la Procura avesse utilizzato come unico riscontro i tabulati del telefono dell’ufficiale senza incrociarli con i “fogli di marcia” che vengono compilati per dar conto degli spostamenti delle auto militari: «In sostanza la Procura ha dato per assodato che tutte le volte che il telefono di Adamo era stato localizzato ad Alghero, Buddusò e Pattada, il comandante si trovasse lì con la macchina di servizio. Senza contemplare la possibilità – ha sostenuto la difesa – che al termine delle attività lavorative l’ufficiale usasse l’auto personale per le incombenze private. Quindi, nei giorni di servizio il comandante, per dogma, avrebbe utilizzato l’auto militare 24 ore su 24. E il tutto è stato postulato solo sulla scorta di un tabulato telefonico, senza alcuna evidenza degli effettivi spostamenti delle auto militari». In pratica, hanno sostenuto i difensori, gli inquirenti avevano contestato al comandante Adamo il reato di peculato per tutti i giorni in cui il suo telefono risultava localizzato in quelle tre località, ad esclusione solo dei giorni di licenza e di quelli in cui era stati inserito il visto sul registro della caserma competente per territorio. «Come se l’unica attività istituzionale che un comandante provinciale può svolgere sul territorio di competenza sia l’ispezione ai reparti dipendenti. I giorni, dunque, in cui l’ufficiale ha tenuto incontri con i sindaci, ha reso saluti di dovere ai capi di forza armata del territorio, ha eseguito attività relazionale e informativa, ha partecipato a cerimonie, sono finiti automaticamente nel capo di imputazione». Ed è chiaro che un’impostazione di questo tipo ha portato a contestare il peculato in date in cui – per citare uno degli innumerevoli casi – l’ufficiale era ad esempio già stato trasferito a Roma: il suo telefono era stato sì localizzato ad Alghero ma solo perché Adamo era tornato in Sardegna per trascorrere qualche giorno di vacanza. E, soprattutto, l’auto di servizio era già nella disponibilità del nuovo
comandante.

Così, depositati i “fogli di marcia”, le date contestate si sono ridotte da 213 a 23 e per queste 23 sono state fornite tutte le relative attività di servizio svolte dal colonnello. Da qui l’assoluzione perché il fatto non sussiste.

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