Sequestro Pinna, confermata sentenza per Manca: 28 anni

Condanna definitiva per Giovanni Maria “Mimmiu” Manca, 57 anni di Nuoro, ma da tempo residente a Bonorva

SASSARI. Condanna definitiva a 28 anni di reclusione per Giovanni Maria “Mimmiu” Manca, 57 anni di Nuoro ma da tempo residente a Bonorva per il sequestro dell’allevatore Titti Pinna. La sentenza è stata pronunciata dai giudici della Cassazione che hanno così confermato il verdetto che nel mese di ottobre del 2017 era stato emesso dalla Corte d’appello di Cagliari, sezione distaccata di Sassari. Poco tempo fa, analoga conferma c’era stata nei confronti di Antonio Faedda, 48 anni di Grosseto ma residente a Giave, al quale i giudici della Suprema Corte avevano confermato la condanna a 25 anni di reclusione. Giudizi separati per i due imputati, ma solo per esigenze di carattere tecnico legati (nel procedimento di appello) alla scelta dei nuovi avvocati.

Confermata anche in Cassazione, quindi, l’ipotesi accusatoria basata sull’attività investigativa svolta in particolare dagli agenti della squadra mobile della questura di Sassari che - nel secondo filone dell’inchiesta sul sequestro dell’allevatore di Bonorva Titti Pinna - avevano messo insieme una serie di indizi a carico di Manca e Faedda. Un castello che ha retto in primo grado e poi davanti ai giudici della corte d’appello, fino alla conferma in Cassazione.

Intercettazioni telefoniche, il racconto del testimone chiave Carlo Cocco (anche lui bonorvese), le celle telefoniche agganciate lungo il tragitto di andata e ritorno il giorno del sequestro di Titti Pinna “trasferito” con un auto in uso a Manca da Bonorva fino a Sedilo nell’ovile-prigione di Salvatore Atzas (anche lui già condannato in via definitiva a 30 anni di reclusione) e Faedda a fare da staffetta. Tutto confermato, quindi, anche se il legale di “Mimmiu” Manca, l’avvocato Pierluigi Concas,
aveva insistito sulla linea difensiva: «Non si può condannare una persona solo per dei sospetti». Sulla vicenda del sequestro di Titti Pinna, intanto, resta in piedi l’inchiesta-ter della Dda di Cagliari che potrebbe portare nuovi sviluppi sugli altri componenti della banda. (g.b.)

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