«Tra i banchi del mercato civico si muore di caldo»

Gli esercenti contro l’amministrazione per le condizioni della struttura inaugurata solo sei anni fa

SASSARI. L’impianto di condizionamento che funziona a singhiozzo, gli esercenti costretti a lavorare all’interno di box senza scarichi per i liquami e una condizione generale di trascuratezza - dovuta anche alla mancanza di un direttore - che specialmente nelle giornate di grande caldo tiene la gente alla larga dai banchi di carne, pesce e frutta e verdura. Per non parlare dei sette box abbandonati dopo pochi mesi dall’apertura e ora desolatamente vuoti e il bar - che fino allo scorso anno attirava qualche cliente in più - chiuso dalla polizia amministrativa perché privo di autorizzazioni.

A sei anni dall’inaugurazione il nuovo mercato civico lancia, attraverso i suoi operatori, un appello al Comune perché non si dimentichi delle promesse fatte e riporti la gente nel centro della città. I giorni scorsi la tensione tra gli operatori della struttura comunale è salita alle stelle - insieme alla temperatura - a causa di un problema all’impianto termico.

Ieri mattina andava un po’ meglio, ma le fronti degli operatori erano ancora sudate e i pochi clienti in giro per i banchi avevano dipinta sul viso l’espressione di chi non vede l’ora di tornare all’aperto a prendere una boccata d’aria, per quanto calda.

«Questa struttura è nata con un sacco di problemi - spiega il pescivendolo Antonio Ara - e per quanto noi operatori cerchiamo di tenere pulito, con queste temperature e gli odori che ne derivano la gente preferisce non entrare. Servono interventi urgenti - aggiunge Ara - questo impianto va adeguato e visto che il Comune si lamenta del modo in cui gli operatori conferiscono i rifiuti perché non mette delle telecamere nello spazio dedicato allo scarico in modo che chi non rispetta le regole venga individuato».

Per Roberto Loriga, della storica famiglia di macellai, il mercato «ha urgente bisogno di un direttore - spiega il macellaio - i due impiegati fanno quello che possono, ma non riescono a risolvere tutti i problemi. L’impianto termico non ha mai funzionato bene - aggiunge - qualche giorno fa tra i banchi c’erano 37/39 gradi e questo non è decoroso, la gente in queste condizioni non si avvicina neanche. Per non parlare della piazza esterna - conclude Loriga - uno spazio dimenticato dalla città e pieno di rifiuti».

Meno severo Gavino Satta, anche lui macellaio, che per il caldo di questi giorni assolve l’amministrazione: «c’è stato un guasto - spiega - ma lo stanno riparando, oggi va molto meglio di ieri. Però a dirla tutta qualche problema al mercato c’è - conclude Satta - dovevate venire qualche mese fa quando è piovuto sui banchi». Tra gli scontenti c’è anche Gigi Sarria che ha ereditato il banco della carne dal padre. «Non me ne vado proprio per non vanificare il suo lavoro - spiega - ma non ne vale più la pena. Questa struttura è nata male, lo abbiamo detto dall’inizio - conclude Sarria - da quando siamo qui abbiamo perso l’ottanta percento dei clienti».

La prende più con filosofia la memoria storica del mercato, Duilio Pinna, fruttivendolo di 81 anni, 75 dei quali trascorsi a contatto con il pubblico. «Ho iniziato a lavorare a 6 anni - racconta - perché mio padre era non vedente e allora lo accompagnavo io ogni mattina a comprare la frutta al mercato all’ingrosso. All’epoca eravamo in 300 - racconta Pinna - e ora guardate in quanti
siamo rimasti. Ma se devo dire la verità io non mi lamento, il mercato è questo. Sicuramente stavamo meglio nel mercato vecchio, ma dobbiamo adattarci. La battaglia per rimanere lì - conclude - avremmo dovuto farla sei anni fa, oggi non ha più senso».

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