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Morto sul lavoro, dolore a Nulvi

Il paese si è fermato per il funerale del 46enne rimasto schiacciato da un carico di tubi a Olbia

NULVI. L’intero paese si è fermato ieri pomeriggio per accompagnare nel suo ultimo viaggio Angelo Serra, 46 anni, l’operaio che ha perso la vita martedì scorso nel tragico incidente sul lavoro che si è verificato nella zona industriale di Olbia.

In un piccolo centro dove tutti si conoscono vicende come queste vengono vissute con una partecipazione corale perché sconvolgono l’intera comunità. Ed è così, in modo davvero corale, che la gente ha voluto salutare Angelo, in un’atmosfera quasi irreale e di grande mestizia ma anche di rabbia vera per quella che è stata la sua terribile fine.

Una marea di persone ha accolto il feretro arrivato dalla camera mortuaria di Sassari dopo che il magistrato del Tribunale di Tempio aveva disposto l’autopsia del corpo della vittima per accertare le cause della morte, una perizia che sarà ora inserita nel fascicolo aperto per accertare responsabilità nell’incidente e per il quale al momento ci sono due persone indagate.

Un corteo ha accompagnato il feretro in chiesa, per la messa funebre concelebrata da tutti i parroci nulvesi, lungo il corso principale del paese silenzioso e rispettoso del grande dolore dei familiari. La comunità ha accolto con estrema partecipazione l’invito del sindaco che ha indetto il lutto cittadino per dare la possibilità a tutti di far sentire la loro vicinanza ai familiari di questa ennesima vittima della morte bianca. Una cerimonia funebre straziante accompagnata dai i canti liturgici dell’Arciconfraternita della Santa Croce in una chiesa straripante di gente e che ha avuto dei momenti di grande commozione. E strazianti sono state le parole di don Pietro Denicu parroco di Castelsardo e cugino di Tiziana, la moglie di Angelo. Don Pietro non è riuscito a trattenere le lacrime quando nella sua omelia ha cercato di confortare i familiari, gli amici e i tantissimi colleghi di lavoro del giovane operaio arrivati da ogni parte.

«Cercheremo invano le risposte alle domande che salgono dal cuore perché questo dolore abita il nostro cuore come una fonte amara che è capace di sconvolgere la mente e l’anima» - ha detto don Pietro - implorando Angelo, che proprio sullo stesso altare si era sposato 14 anni fa a fare sentire la sua presenza alla sua amata moglie e a consolare la sua solitudine.

Angelo Serra lo conoscevano tutti in paese ed era molto apprezzato per la sua pacatezza e la gentilezza. Anche i suoi due fratelli sono molto conosciuti. Maurizio è l’attuale operaju mazzore del comitato de Sos Mastros e stava già lavorando alacremente per la celebrazione della festa patronale dell’Assunta e per l’uscita annuale dei candelieri. Fabio era stato protagonista qualche anno fa di un grande gesto di amore nei confronti della loro mamma alla quale aveva donato una parte del suo fegato per salvargli la vita. Una famiglia unita e fortemente legata ai valori della solidarietà e del rispetto. Sempre disponibile e pronta a sostenere le persone in difficoltà, a cominciare dalla propria comunità.

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