Campetto di quartiere: le chiavi al Comune

L’assessore Sanna chiede alla dirigente della scuola di via De Carolis di riconsegnare il playground

SASSARI. Sono ormai due anni che il campetto da basket di via Luna Sole giace inutilizzato, come simbolo dello spreco di spazi e risorse pubbliche. I ragazzini hanno lasciato le bottiglie di plastica per terra? La dirigente scolastica del complesso di via De Carolis ha fatto smontare canestri e porte da calcetto, e ha reso quell’oasi di aggregazione un deserto. Tre giorni fa il piccolo miracolo: l’amministrazione comunale si è ricordata che quel playground appartiene a Palazzo Ducale, visto che per realizzarlo ci aveva messo di tasca propria più di 70mila euro. Dunque, da padrone di casa, può anche permettersi di invitare qualcuno a giocare. Dopo due anni la lampadina si è illuminata all’assessore ai Lavori pubblici e Patrimonio Ottavio Sanna. Ha preso carta e penna e ha scritto alla dirigente dell’Istituto comprensivo “Brigata Sassari” Claudia Capita. E le ha chiesto gentilmente di restituire le chiavi dei due cancelletti di accesso del campetto, e di risistemare i canestri e le porte da calcetto smontati e mai ripiazzati. D’altronde, dopo i lavori di messa in sicurezza ultimati il 20 maggio del 2017, non ci sono più alibi nemmeno sul versante della sicurezza. Grazie ai finanziamenti del progetto Iscol@ il Comune aveva rifatto le recinzioni, la pavimentazione e soprattutto due accessi separati e indipendenti al playground: uno riservato alla scuola, e uno aperto al pubblico. Da notare che la vocazione di quel campetto, ragione per cui è stato concepito e realizzato, era spazio di quartiere. Cioè un luogo di aggregazione aperto e libero per gli appassionati di basket. Un po’ come avviene nelle città americane, dove i giocatori coltivano buona parte del loro talento nelle partitelle di strada. E a questo proposito preoccupa l’intenzione dell’amministrazione comunale di voler affidare la gestione del campetto a una società sportiva. Avere un referente che si occupa dell’apertura, della chiusura e della pulizia,
ha pur sempre un prezzo: non sarebbe più un campetto di quartiere, o lo sarebbe solo nelle ore più calde e che non servono a chi fa ci svolge la propria attività sportiva a pagamento. L’autogestione, con cassonetti per la plastica e lattine, resta una via praticabile. (lu.so.)

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