Suolo pubblico, i commercianti contro le regole calate dall’alto

Approvate le nuove norme per le strutture amovibili: tinta bianca, niente gazebo, sedie in alluminio I baristi: «Il Comune non ci ha consultato: gli investimenti fatti, oggi rischiano di essere soldi sprecati» 

PORTO TORRES. L’amministrazione comunale ha approvato un adeguamento sostanziale al Regolamento per l'occupazione del suolo pubblico e per le installazioni delle strutture amovibili – che dovrebbe entrare in vigore entro dicembre 2018 – ma gli esercizi commerciali protestano per una decisione presa unilateralmente che penalizza i loro investimenti precedenti. Tra le nuove modifiche inserite per le strutture precarie e amovibili esistenti in materiale ligneo, la loro tinteggiatura di colore bianco “in modo tale da essere più consone nel contesto locale”.

Le relative coperture delle verande ad una falda piana, invece, dovranno essere realizzate in vetro policarbonato o con teli antipioggia nei colori bianco panna. Sono tassativamente escluse le coperture realizzate con manto di tegole o elementi similari. «Questo è un Regolamento che conosco per vie traverse – dice il proprietario del ristorante-pizzeria Piazza Garibaldi, Massimiliano Cilia – in quanto l’amministrazione non ci ha mai interpellato durante la stesura del documento: ho investito 50mila euro per la veranda che esiste 14 anni e nella stessa ci lavorano giornalmente e per tutta l’estate sei persone. I turisti vogliono sedersi all’aperto per consumare e in tutti questi anni abbiamo rianimato la piazza organizzando eventi con la collaborazione di tutti i commercianti. Gli amministratori devono ricordarsi che stiamo continuando ad investire per dare un servizio al turismo durante la bella stagione».

Anche Adriano Cabras, co-titolare del Gold Bar nella stessa piazza, contesta la decisione calata dall’alto: «In questo regolamento dicono che all’interno del centro matrice, per la zona esterna c’è spazio solo per sedie, ombrelloni e tavolini: noi abbiamo fatto un investimento importante due anni fa, seguendo quelle che erano le norme comunali di allora, e oggi ci chiedono altro rischiando di farci mandare i dipendenti a casa. Non ci mettono in condizioni di poter lavorare serenamente, insomma, e ciò fa venir meno la voglia di investire ancora».

Tempi duri dunque per gli esercizi che si occupano di somministrazione di cibi e bevande, come conferma una dei titolari del Falò Caffè. «Ci sono così tanti divieti per noi commercianti – dice Maria Grazia Biccheddu – e questi non fanno che allontanare i turisti dalla città: investiamo sulla musica e poi bloccano gli eventi, ora chiedono sedie di alluminio all’esterno dimenticandosi che non è così facile cambiare dopo aver speso tanto in precedenza per gli arredi del bar».

Per Tonino Rais, titolare del ristorante “Il Mare”, l’attrezzatura
rimane quella di quando nel 2010 aveva aperto l’attività economica: «Avevo scelto legno, materiale ecocompatibile con l’ambiente che curo ogni anno, e a distanza di 8 anni ci chiedono, senza averci mai coinvolto, di cambiare tutto o quasi dopo aver fatto corposi investimenti. Assurdo».

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