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Gli studenti nei panni dei disabili

Progetto di inclusione in dodici Comuni del Coros: per i ragazzi lezioni con gli atleti paralimpici

OSSI. Basta una benda nera calata sugli occhi e la realtà assume un’altra prospettiva. Gesti semplici, che in condizioni normali si fanno con grande disinvoltura, diventano imprese ardue da affrontare solo con tanta determinazione e altrettanto allenamento. Proprio la prova con la benda, infatti, sarà un delle simulazioni più ricorrenti durante un progetto formativo rivolto agli studenti delle scuole elementari e medie di dodici Comuni del Sassarese.

Il programma, denominato Agitamus, presentato ieri mattina a Ossi, nella sede dell’Unione dei Comuni del Coros, partirà il prossimo autunno con l’apertura del nuovo anno scolastico e coinvolgerà centinaia di bambini e ragazzi dei centri di Cargeghe, Codrongianos, Florinas, Ittiri, Muros, Olmedo, Ossi, Putifigari, Tissi, Uri, Usini e Ploaghe.

L’intento è quello di stimolare la sensibilità nei confronti della disabilità attraverso lezioni e incontri con atleti paralimpici che si sono distinti nelle diverse discipline riconosciute dal Comitato paralimpico italiano. Dal basket in carrozzina al sitting volley, dal torbal al nuoto, dalla corsa alla scherma, sport in cui atleti davvero speciali hanno dovuto affrontare prove difficili prima di salire sul podio o tagliare il traguardo. «Ma soprattutto – spiega Manolo Cattari, psicologo dello sport, che ha promosso il progetto con l’insegnante Caterina Branca – hanno dovuto superare i limiti imposti da una condizione difficile legata alla loro disabilità».

Entrare in contatto con questi atleti significa, per gli studenti, non solo imparare lo sport mettendosi nei loro panni, ma anche maturare quella sensibilità particolare che è alla base della cultura dell’inclusione. «L’idea – prosegue Cattari – è quella di sensibilizzare i ragazzi alla disabilità, infatti il progetto è rivolto a tutti gli studenti, un elemento determinante per la buona riuscita dell’iniziativa».

Oltre alle lezioni frontali, gli incontri prevedono soprattutto simulazioni e prove legate alla pratica delle discipline paralimpiche durante le quali si insegna ai ragazzi a mettersi letteralmente nei panni di una persona disabile. Un programma di grande valore pedagogico, dunque, che mette insieme la passione per lo sport, la cultura della diversità e quella singolare forma di comunicazione empatica che si acquisisce dopo avere maturato una certa sensibilità.

Non è un caso che questo avvenga proprio nelle aule scolastiche, luoghi in cui, più che in altri, i programmi legati all’apertura, alla tolleranza e al rispetto per la diversità dovrebbero affiancare quotidianamente le materie tradizionali. A maggior ragione in un periodo delicato come questo in cui la diversità è spesso argomento di dibattito, se non proprio di conflitto.

Temi centrali, che sono stati affrontati anche ieri, a Ossi, nella sala conferenze della sede dell’Unione dei comuni, presieduta dal sindaco di Ploaghe Carlo Sotgiu. Alla presentazione del programma hanno partecipato, tra gli altri, anche Paolo Poddighe, presidente della sezione Sardegna del Comitato paralimpico italiano, Salvo Mura, delegato per lo sport dell’università di Sassari, Marco Pinna dell’ufficio scolastico provinciale e Letizia Fadda, dirigente dell’istituto comprensivo numero 2 di Porto Torres, scuola in cui il progetto Agitamus è stato sperimentato con successo per un intero anno scolastico coinvolgendo diversi studenti delle scuole elementari e delle medie.

Ora il programma approda nelle scuole dei Comuni del Coros, un’ampia porzione della provincia di Sassari che comprende dodici centri e decine di scuole in cui gli studenti, durante l’anno scolastico, accanto alle materie tradizionali, avranno l’opportunità di imparare le tecniche dello sport paralimpico direttamente dai protagonisti di quelle discipline.