Sassari, volontariato in crisi e le Vincenziane chiudono le Case

«Siamo in poche e i giovani non si vogliono impegnare». Il Comune trasferisce in hotel le donne rimaste senza tetto 

SASSARI. Anche il volontariato va suo malgrado in vacanza per la mancanza di operatori e così vengono allo scoperto i disagi dei più deboli. Il centro di accoglienza notturno San Vincenzo, in via Maddalena, ha chiuso i battenti da ieri e il gruppo di donne che vi era ospitato, tra cui due nigeriane e un bambino di pochi mesi, ha trascorso sulla l’altra notte e ieri mattina ha inscenato una protesta rioccupando l’ostello fino a quando non sono intervenuti i vigili urbani e l’assessora alle Politiche sociali, Monica Spanedda. Che hanno trasferito una parte delle sei donne in un bed&breakfast al Vialetto, con il quale Palazzo Ducale ha una convenzione per alloggiare quanti si trovano in una situazione di emergenza. Le altre ospiti hanno trovato sostegno e accoglienza nelle loro famiglie e tra gli amici.

Sempre per la mancanza di volontari, le Vincenziane sono state costrette a sospendere l’attività anche nella Casa Elena a Sant’Agostino dove viene data l’assistenza diurna alle donne in difficoltà. In pratica c’è un travaso delle stesse persone tra le due strutture: chi trascorre la notte in una, poi ha a disposizione anche l’altra per il giorno. L’assistenza viene fornita per brevi periodi, in attesa che le persone trovino un’altra sistemazione, ma soprattutto un lavoro tale da consentire autonomia. Anche se tra le ospiti del Centro di via Maddalena c’è chi lo frequenta da due anni senza aver trovato ancora uno sbocco che la possa affrancare dalla carità.

La sera del 31 luglio si è arrivati alla stretta finale. Le donne hanno trovato il lucchetto al cancello e non sono potute entrare. Non che fosse una sorpresa. Tutte erano state avvertite con anticipo che dal 1° agosto i due centri vincenziani si sarebbero presi una pausa. «Le case chiuderanno per tutto il mese per ferie dei volontari, manutenzione e disinfestazione. Si prega di non lasciare nelle camere nessun oggetto personale, tutte le cose estranee verranno conferite in discarica». Quelle ultime parole hanno ferito donne alle quali la vita ha già riservato molte amarezze. «Abbiamo chiesto al Comune che si attivasse prima della scadenza del 1° agosto perché non volevamo ritrovarci sulla strada – dice Giovanna, battagliera leader del gruppo –. Ma non è successo niente. L’altra notte il sindaco Nicola Sanna è arrivato in via Maddalena e ci ha assicurato che ci avrebbero trovato una sistemazione. Ma è un punto di riferimento che ci manca, con la chiusura degli ostelli. Noi non vogliamo mettere in piazza i nostri drammi, ma solo chiedere un aiuto. Non è facile, per le donne, trovare una casa, un lavoro».

«Purtroppo noi volontarie ci troviamo a dover gestire un’attività faticosa – spiegavano due Vincenziane ieri, mentre i vigili urbani aspettavano che le ospite raccogliessero le loro cose e liberassero definitivamente Casa San Vincenzo –. Siamo un gruppo che invecchia e che non ha sempre le forze per assolvere l’impegno costante che l’assistenza impone. Da parte dei giovani non c’è risposta, non c’è interesse e coprire tutti i turni non è più possibile. Finora siamo riuscite ad assicurare il servizio, nello spirito della missione per la quale ci siamo impegnate. Soltanto in un’altra occasione l’attività era stata sospesa».

Per le Vincenziane, uno dei pilastri del volontariato cittadino, con strutture di accoglienza e mense che hanno coperto e coprono
le assenze del sistema pubblico grazie all’incessante attività di raccolta fondi , non è stata una scelta facile far mancare il loro appoggio. Le due Case riapriranno? «Non possiamo prevedere tempi, ma non è detto che dopo la conclusione dei lavori previsti, si torni alla normalità.

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