Estate cafona, chi sfrutta la voglia di vacanze

Dai ladri di sabbia, ai proprietari di terreni che fanno pagare parcheggi o pedaggi, fino a chi parcheggia il suv sulla spiaggia - IL COMMENTO

Le famiglie partivano di buon mattino, la domenica, a bordo di auto che procedevano in festose processioni laiche perché al mare si andava in gruppo. Bisognava arrivare molto presto per trovare uno spazio adeguato dove attendarsi: due, tre e anche quattro ombrelloni di tela che ogni famiglia conservava gelosamente visto che costavano cari. All’ora di pranzo era una gioia quando la mamma scoperchiava una pentola con gli gnocchetti cotti all’alba un po’ al dente. I panini con la frittata erano il must dell’estate. Gli insaccati un po’ meno, perché non resistevano al calore anche nelle borse refrigerate (si fa per dire) piazzate all’ombra. E poi c’erano l’anguria, grande come un pallone, e le camere d’aria di camion usate come salvagenti. La sabbia era un indispensabile elemento dello scenario, ma se qualcuno avesse proposto a uno qualsiasi di questi bagnanti in bianco e nero di rubarne un po’, lui avrebbe risposto: «Perché? Non faccio il muratore». Nessuno, cinquant’anni fa, in Sardegna, avrebbe mai assistito senza scoppiare a ridere (o a piangere) alle situazioni che seguono:

1) turisti che arrivano a frotte e prima di lasciare i luoghi di villeggiatura, come se compissero un rito pagano del consumismo, riempiono bottiglie di vetro o di plastica di sabbia-souvenir di cui appena arrivati a casa non sanno più che farsene;

2) proprietari di terreni privati che, in violazione della legge, chiudono gli accessi al mare come se fosse roba loro non solo la terra ma anche l’acqua e la sabbia. I “posteggiatori feriali” chiedono soldi non solo per la sosta dei veicoli, ma anche per il semplice transito;

3) proprietari di terreni privati che pretendono un pedaggio anche per far transitare le persone a piedi. La richiesta fatta a Santa Teresa (tre euro per chi vuole andare in spiaggia) è l’evoluzione sfacciata e moderna del “modello” precedente di mercificazione della spiaggia;

4) super cafoni che parcheggiano il suv in riva al mare, presumibilmente per ammirare il tramonto senza il fastidio di scendere dal veicolo.

Mezzo secolo fa, nessuno avrebbe accettato di pagare per andare a farsi un bagno nel blu. All’epoca si registrava qualche abuso negli accessi a mare da parte di chi considerava chic avere la “spiaggia privata”. Ai sardi, soprattutto quelli che vivevano nei paesi dell’interno, queste storie sembravano quello che erano: prepotenze. La notizia, nella vicenda di Santa Teresa, non è l’imprenditore che fa pagare tre euro per l’accesso a Cala Spinosa, ma i bagnanti che si mettono in fila e pagano senza ribellarsi per godere di quello che è un loro diritto.

La verità è che questi comportamenti, inconcepibili solo qualche decennio fa, sono sempre più frequenti e purtroppo sono stati anche socialmente metabolizzati. A parte qualche segnalazione e i bravi cronisti che ancora hanno il vizio di riconoscere le notizie, e di darle, sono in pochi infatti a denunciare le condotte di chi sfrutta la voglia di vacanza. O meglio: notano, criticano ma troppo spesso subiscono. L’atteggiamento è un po’ quello di chi considera la spiaggia parte integrante del “pacchetto vacanze”.

Per chi paga senza fiatare c’è, quasi come fosse una conseguenza, anche chi ruba la sabbia. Del resto, il taccheggio è fisiologico nei supermercati…

In tutti questi comportamenti, alla base del ragionamento di chi pretende c’è il profitto: tante auto (e quindi tanti accessi al mare) quanti sono i posti nel parcheggio. Più gente c’è, più soldi girano, più si guadagna. Sono ancora pochi invece quelli che pensano a tutelare con il numero chiuso e i limiti all’utilizzo degli asciugamani proprio la spiaggia.

Pochi quelli che considerano la sabbia un bene

da preservare e non uno spazio da occupare. Lo stanno facendo Comuni virtuosi e lungimiranti per La Pelosa, Bidderosa, Cala Biriola tanto per fare qualche esempio. Questi amministratori hanno capito che il turismo costruito sulla sabbia ha fatto già troppi danni, al turismo e alla sabbia.

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