Pesca di frodo all’Asinara, nel bottino anche aragoste

La Capitaneria di porto ha denunciato un uomo sorpreso a Punta La Cornetta. Nelle reti appena salpate 50 chili di pesce e otto crostacei, tutti sequestrati

PORTO TORRES. Aveva atteso pazientemente che calassero le prime ombre della notte per catturare specie ittiche costose e prelibate, tra cui pregiate aragoste, nello specchio d’acqua di “Punta La Cornetta”, all’interno dell’Area marina protetta del Parco nazionale dell’Asinara.

Ma gli uomini della Guardia costiera in pattugliamento in quella zona proibita per legge hanno intercettato il motopesca prima che prendesse il largo.

I militari hanno stroncato così l’attività di frodo in una zona di riserva integrale dell’isola e provveduto nel contempo a denunciare a piede libero un pescatore professionale di Porto Torres. Al quale sono stati sequestrati cinquanta chili di pescato e otto esemplari di aragosta e anche gli attrezzi da pesca, corrispondenti a millecinquecento metri di rete tipo tramaglio.

L’operazione di polizia marittima è cominciata mercoledì intorno alle 23 durante il normale pattugliamento della motovedetta della Capitaneria di porto nell’Area marina protetta dell’isola dell’Asinara. In quel momento i marinai della Guardia Costiera hanno intercettato l’imbarcazione con a bordo un pescatore, intento a salpare la rete con all’interno numerose specie ittiche.

Il pescatore di frodo si è visto sorpreso in flagranza di reato e ha cercato di mettersi inutilmente in fuga. Dopo essere stato subito raggiunto, comunque, gli uomini della Guardia costiera hanno proceduto alla contestazione del reato in materia ambientale e di pesca con successivo sequestro di tutta l’attrezzatura e dei pesci e dei crostacei che cissà su quai tavole sarebbero finiti.

Un intervento tempestivo, quello dei militari della Capitaneria, che ha permesso così di bloccare l’attività di pesca di frodo in una zona di riserva integrale dell’Amp, dove al fine di tutelare l’ambiente marino e l’ecosistema è vietato qualsiasi tipo di attività. Ossia quelle che riguardano diportistica, natatoria, subacquea e, ovviamente, la pesca. Il ricco “bottino” del pescatore è stato poi devoluto in beneficenza ad alcune associazioni locali di volontariato, come avviene di solito in questi casi, dopo aver però acquisito la prevista certificazione sanitaria da parte dell’Azienda sanitaria locale di Sassari.

«E’ molto importante l’attività
di vigilanza svolta dalla Guardia costiera nelle Aree marine protette – ha detto il comandante della Capitaneria Emilio Del Santo – a tutela dell’ambiente marino: in zone di così elevato pregio, infatti, la pesca di frodo costituisce un danno considerevole a tutto l’ecosistema».

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