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Stintino, intorno alla spiaggia di Ezzi Mannu restano i sigilli

Il titolare chiede il dissequestro del terreno. Sosta e passaggio vietati: la zona è a protezione integrale

STINTINO. È ancora sigillata l’area di oltre due ettari alle spalle della spiaggia di Ezzi Mannu, alle porte del litorale di Stintino, messa sotto sequestro giovedì mattina dai carabinieri su ordine del gip. Gli avvocati Claudio Mastandrea e Salvatore Galleri, legali del proprietario del terreno, l’imprenditore portotorrese Roberto Fresu, hanno presentato ieri istanza al tribunale delle libertà, chiedendo la revoca del sequestro cautelativo. Ma difficilmente la situazione si potrà sbloccare a breve, e comunque, al netto dei rilievi mossi a Fresu, che è indagato per reati ambientali, il passaggio e la sosta delle auto non sarà concessa, in quanto l’area, in zona Zps e Sic, è sottoposta a una serie di ferrei vincoli di tutela.



Sosta che da decenni era “pacifica” sulla striscia di 30 metri di sterrato che si srotola alle spalle dei tre chilometri di pietruzze bianche e acqua turchese tra Fiume Santo e Pazzona. Con il Comune di Stintino e la Sismo (la piccola srl titolare dell’area) impegnate da oltre dieci anni in un duro braccio di ferro sul fatto se l’area potesse o no essere recintata, e sulla liceità o meno dell’obolo che veniva chiesto all’ingresso: 5 euro al giorno per un’auto, 10 per un camper. Il problema vero però è che nel retro spiaggia, zona dunale a massima tutela, le auto non possono invece né sostare né transitare. E nessun posteggio alternativo è presente o teoricamente possibile per chilometri nelle campagne retrostanti.

Le bande rosse e bianche piazzate dai carabinieri hanno dunque gettato nel panico prima i bagnanti, costretti mercoledì ad abbandonare la spiaggia. E poi i gestori dell’unico stabilimento presente, I fenicotteri, diventato di colpo, e in pieno agosto, irraggiungibile.

Una situazione paradossale, che per ora si sta risolvendo “all’italiana”. Con le auto che, come formiche “beccate” dall’insetticida, in poche ore hanno trovato un’altra strada. Già ieri a decine sostavano nella stretta strada sterrata che costeggia i terreni sequestrati, con il Comune che, conscio dell’emergenza, ha deciso di chiudere un occhio nonostante le decine di cartelli di divieto di sosta. La soluzione non potrà però reggere a lungo: autospurgo, camion dei fornitori e del ritiro rifiuti, per non parlare dei mezzi di soccorso o antincendio, si ritrovano infatti a dover fare impossibili slalom tra le auto. E al primo intoppo serio i vigili dovranno per forza ricomparire.