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Grazie a “Sos mastros” a Nulvi si ripete s’Essida

Il pomeriggio del 14 agosto l’annuale processione degli imponenti candelieri. L’evento organizzato solo da uno dei tre comitati delle antiche corporazioni

NULVI. Il paese si prepara a vivere il giorno più importante ed unificante dell’anno per questa antica e religiosa comunità. Dopo mesi di preparativi, il 14 agosto faranno la loro annuale uscita i tre mastodontici candelieri nulvesi: secolare dono votivo delle tre antiche corporazioni del lavoro: agricoltori, pastori e artigiani. I tre candelieri sfileranno per le vie del centro fra gli applausi e le invocazioni alla Vergine Assunta, amata patrona del paese.

Non è stato facile quest’anno allestire i preparativi e le festose celebrazioni perché si è costituito solo uno dei tre comitati, quello de Sos Mastros. L’impegno gravoso, che dura un anno intero, e anche le contingenti difficoltà economiche, hanno evidentemente scoraggiato la partecipazione e così ad preparare ed abbellire i candelieri dei pastori e degli agricoltori sono stati i componenti dei due gremi che garantiranno comunque la buona riuscita de Sa Essida e lo scioglimento del voto alla Madonna.

Nel pomeriggio del 14 agosto quindi il paese indosserà il vestito della festa per accogliere i tantissimi visitatori che da anni seguono questa spettacolare processione che inizia nel primo pomeriggio nella chiesa di San Filippo, custode dei tre grandi ceri. Ancora divisi fra piedistallo e tabernacolo i tre giganti raggiungono la via principale del paese a pochi passi dalla parrocchiale dell’Assunta dove vengono assemblati da mani esperte e preparati per la folle corsa.

Dopo la benedizione del vescovo, decine di portatori si caricheranno letteralmente sulle spalle i tre maestosi tabernacoli e li faranno volare fra la folla e lungo le impervie viuzze del centro storico perché i fedeli possano ammirarli e commuoversi prima di andare a formare una gigantesca corona alla Vergine dormiente, che verrà intronizzata appena i tre ceri avranno fatto il loro trionfale ingresso in chiesa.

Il percorso è impervio ed impegnativo sin dai primi metri e dopo una lunga e faticosa corsa si fermano per la prima sosta nella piazza antistante l’antico convento francescano di San Bonaventura. Da qui riconquistano il corso principale dopo aver affrontato il tratto più impegnativo, la ripida discesa di via Caserma, per correre veloci verso l’ingresso del paese.

Un’altra traversata fra due ali di folla e i tre ceri, ormai all’imbrunire, raggiungono l’ingresso della parrocchia, loro destinazione finale. Qui le urla e le invocazioni si placano all’improvviso, quando dalla sagrestia appare il bel simulacro della Vergine dormiente nel suo catafalco ligneo portato dai dodici apostoli che intonano lo struggente canto in lingua aragonese “Belo prodijo del ciel” per introdurre il rito de S’Apostuladu.

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