Spacciatori in Rolex e Ferrari, cocaina tagliata con caffeina: «Agli ozieresi accelero il cuore»

Nell’ordinanza del gip le conversazioni “spregiudicate” tra gli indagati. Spacciatori incuranti della salute di chi acquistava dosi. La banda escludeva chi non aveva carattere: «Tu sei troppo buono, finisci male»

OZIERI. Parla di «elevata caratura delinquenziale» il gip Michele Contini nell’ordinanza di applicazione delle misure cautelari nei confronti dei 19 indagati di Ozieri, Anela e Bultei arrestati nei giorni scorsi dai carabinieri. Dieci sono finiti in carcere, cinque ai domiciliari, due hanno l’obbligo di dimora e due sono ancora irreperibili.

Particolarmente grave è stata considerata dal giudice la «adulterazione della sostanza stupefacente immessa nel mercato», circostanza che dimostrerebbe la «elevata caratura delinquenziale e la spregiudicatezza degli indagati, in totale spregio e indifferenza rispetto alle probabili conseguenze letali e dannose per la salute degli acquirenti della cocaina “tagliata”...».

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Spregiudicatezza che emerge chiaramente nel dialogo intercettato tra due degli indagati, ossia Fabrizio Dessì e Giommaria Sini. Quest’ultimo in un’occasione fornisce la cocaina all’amico che chiede rassicurazioni sulla qualità del prodotto, e Sini risponde: «Non lo so, non l’ho nemmeno assaggiata, sembra bella». Fabrizio Dessì, come è scritto nell’ordinanza, sembra convinto della “qualità”, tant’è che risponde “è sempre lei, ha molto volume, io la sto sdoppiando, non me ne frega un cazzo, a bidoni di caffeina dentro». E in proposito Sini risponde: «Fai bene....ess crepando la gente» e a sua volta Dessì aggiunge: «Sì, caffeina, te l’accelero io il cuore, perché agli ozieresi gli piace questo, la botta, che coglioni».

Il lavoro dei carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Ozieri al comando del tenente colonnello Umberto Rivetti è stato minuzioso, attento. Un’attività svolta non solo con strumentazioni tecniche ma anche con metodi tradizionali come pedinamenti e appostamenti. Le indagini hanno accertato che la banda di procacciatori e spacciatori di droga era ben strutturata, alcuni indagati non esitavano ad avere «un comportamento vessatorio e minatorio per intimidire e procedere al recupero delle somme (derivanti dallo spaccio) da individui subalterni, inquadrati come “galoppini”».

Dalle intercettazioni emerge l’ottima organizzazione messa su dagli indagati che spesso utilizzavano un linguaggio criptico per comunicare, un gergo in codice per sviare – a loro giudizio – eventuali “ascoltatori”. I quantitativi di sostanza da acquistare venivano ad esempio “misurati” in «chilometri», utilizzando «pezzi di auto o moto», «litri»: «Tutte parole differenti – scrive il gip – dal loro significato letterale». O, ancora, parlano di «maialetto intero» come l’equivalente di un chilo di cocaina. Cocaina che rende economicamente più della marijuana e più di qualsiasi altro “lavoro”: «Ih, son soldi...son duemila euro...senza fare nulla», dice Dessì all’amico Paolo Bianchina, dove per “far nulla” «si intende ovviamente – spiega il giudice – commerciare semplicemente stupefacente». E che il tenore di vita di alcuni indagati sia decisamente alto rispetto a quanto uno si aspetterebbe emerge anche dagli oggetti che possiedono. Al polso di Fabrizio Dessì, ad esempio c’è un bel Rolex: «Eh, questo è un bell’orologio eh» dice lui a un’altra persona: «Cinghia in oro bianco, si un Daytona, 18 karati...praticamente solo la cinghia è 280 euro a maglia, già valutato...cassa in oro bianco, tutto in oro bianco, questo qua è stato valutato 22mila euro..però mi sa che me lo faccio fuori..me lo levo dai coglioni».

Un’attività di spaccio continua, con suggerimenti reciproci su dove nascondere la droga: «Io la metto sempre nelle mutande, oppure nei calzini, non la metto nel portacenere, è il primo posto dove buttano la mano» (gli inquirenti ndc).E si vantano della loro abilità di spacciatori anche in provincia: «Ho fatto saltare in aria Castelsardo – dice a un certo punto Dario Bertulu (proprietario di una Ferrari che è stata sequestrata dagli investigatori – mi son fatto mille euro solo a Castelsardo in quattro giorni».

Il “Ferrarista” lo chiamano gli altri indagati, che qualche volta evidentemente è un po’ timoroso quando si tratta di trasportare la cocaina: «Tanto una macchina vale l’altra, tanto lo sanno che è lui con questo cazzo di Ferrari, gli hanno fatto diecimila controlli...».

All’interno della banda ci sono i cattivi, quelli senza scrupoli e pronti a tutto. E poi ci sono i “buoni”, quelli che sarebbe meglio facessero altro nella vita. Sempre Dessì si rivolge a uno di questi (al quale è stato dato l’obbligo di dimora) che a un certo punto sarebbe sparito: «Se tu sparisci a me mi fai salire il sangue al cervello...e dove cazzo ti becco ti apro come un maiale. Cambia modo di vivere, cambia tutto quanto, mì che tu la finisci male mì...cazz...perché tu sei troppo buono e i buoni in questa storia non ci fanno niente...».

Tutti gli arrestati, sia quelli in carcere che quelli ai domiciliari, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere durante gli interrogatori di garanzia davanti al giudice Michele Contini.
 

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