L’ultimo saluto al cantadore Leonardo Cabizza

Bulzi ha reso omaggio a uno dei suoi figli più illustri. Lascia in eredità un patrimonio musicale

BULZI. Ieri Bulzi ha reso omaggio a uno dei suoi figli più illustri, il cantadore Leonardo Cabizza spentosi all’ospedale civile di Tempio in seguito alle complicazioni di una polmonite.

Con lui viene a mancare una delle voci più autorevoli e rappresentative della scena musicale tradizionale dell’isola. I 94 anni che ha vissuto a lungo nella sua Bulzi sono stati segnati da una straordinaria longevità artistica. Come ha scritto in un suo recente saggio il musicologo francese Edouard Fouré Caul-Futy, Leonardo Cabizza è l’artista sardo cui spetta un record davvero straordinario: cinquemila esibizioni sui palchi di mezza Europa per una carriera che lo ha visto protagonista per una sessantina di anni. Ogni occasione era buona per confermare la fama di impareggiabile interprete di romanze e per dare anche un saggio della sua creatività artistica.

Nel suo repertorio c’è sempre stato molto di originale, anche se spesso omaggiava artisti come Paolo Mossa. La sua voce non appartiene all’era del digitale, ma lascia comunque in eredità un autentico patrimonio custodito in numerose registrazioni fatto di 96 dischi e decine di musicassette. Ieri, nella chiesa parrocchiale di Bulzi, si sono svolti i funerali. Molti hanno ricordato le grandi qualità umane dell’artista che non era solo un professionista della musica. La giovialità e disponibilità che ne contrassegnavano il carattere hanno reso possibili nel tempo tante collaborazioni. E tante partnership, si sa, nel mondo dell’arte sono insostituibili occasioni di crescita e formazione. D’altronde, a incoraggiarne il talento precoce fu il padre Antonio Giovanni, che tanto sapeva di canto sardo e chitarrista. L’idea che lo illuminò fu quella di assecondare e incoraggiare un talento che con gli anni e l’esercizio del confronto sarebbe ulteriormente cresciuto. E fu ciò che accadde dopo l’esordio che lo vide esibirsi in pubblico a soli vent’anni, pochi giorni dopo la fine della guerra, quasi a voler significare che il canto è l’arte delle fenici che sanno come ricostruire ciò che non è andato distrutto per sempre. Solo tre anni fa, al Civico di Sassari, Leonardo Cabizza, allora novantunenne, fu al centro di una colossale commemorazione. I migliori cantanti dell’isola, compresi i talenti emergenti del canto tradizionale, si riunirono attorno a lui. Fu grande l’affetto che lo investì, come le testimonianze di stima di colleghi tutti inevitabilmente più giovani. A non pochi di loro
aveva sicuramente dato in passato qualche bella dritta su repertori da scegliere e intonazioni da seguire. Non era, infatti, solo un interprete e autore, ma anche un artista che amava insegnare e che, per dirla tutta, sembrava tagliato, quasi esser nato, per fare l’insegnante.



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