Spaccio di droga in Ferrari a Ozieri, si va davanti al Riesame

Avvocati al lavoro, due dei sedici giovani arrestati sono stati scarcerati dal gip. La difesa potrebbe puntare sul fatto che l’inchiesta si basa solo su intercettazioni

OZIERI. Nel gergo giurisprudenziale si chiama “droga parlata” e il riferimento è alla mole di intercettazioni che, anche nel caso specifico, sono contenuto principe di un’inchiesta per spaccio di droga che la scorsa settimana si è chiusa con l’arresto di sedici persone. Diciannove in tutto i giovani indagati tra Ozieri, Bultei e Anela, finiti in carcere, ai domiciliari e due sottoposti a obbligo di dimora. Negli interrogatori di garanzia si sono tutti avvalsi della facoltà di non rispondere. Subito dopo il giudice Michele Contini ha disposto la scarcerazione per Giuseppe Mazza, ventitreenne ozierese che era ai domiciliari, che ora è stato sottoposto solo alla misura dell’obbligo di firma. Revocati i domiciliari anche a Jacopo Curreli, arrestato in una fase successiva perché inizialmente risultava irreperibile, in realtà era al lavoro. Il gip ha ritenuto che non ci fossero elementi a suo carico tali da giustificare la detenzione e lo ha rimesso in libertà senza applicargli alcuna misura.

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Gli avvocati della difesa (Antonella Chirigoni, Antonio Secci, Mariano Mameli, Tina Lunesu, Sergio Milia, Lorenzo Soro, Michele Falzoi) depositeranno un’istanza al tribunale del Riesame probabilmente proprio sulla base del fatto che l’ordinanza del gip si regge sulla cosiddetta “droga parlata”. Tutti gli indagati sarebbero cioè stati “incastrati” sulla base di conversazioni intercettate dagli inquirenti. Dialoghi nei quali – è fuor di dubbio – si parla chiaramente di cessione e consumazione di stupefacenti. Ma – potrebbe essere questo il contenuto dell’istanza al tribunale della libertà – è possibile che una persona incorra in problemi giudiziari sulla base delle dichiarazioni “catturate” dalle intercettazioni telefoniche e/o ambientali senza che ci sia stato ad esempio un rinvenimento della droga?

I carabinieri della compagnia di Ozieri (coordinati dal tenente colonnello Umberto Rivetti) nella conferenza stampa convocata all’indomani degli arresti avevano spiegato che nel corso delle indagini era stato eseguito un arresto in flagranza di reato ed erano stati sequestrati alcuni etti di sostanza stupefacente.

Bisognerà capire ora cosa deciderà il tribunale del Riesame rispetto alle richieste degli avvocati difensori.

Sono in tutto undici i giovani che si trovano rinchiusi nel carcere di Bancali, all’appello manca ancora una persona che i carabinieri avrebbero identificato come componente del gruppo dedito allo spaccio

ma che ancora non sono riusciti a trovare. Quindi è di fatto irreperibile. Non si sa, però, se nell’ambito dell’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica di Sassari Cristina Carunchio questo giovane avesse o meno un ruolo chiave.

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