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I segreti di Bisarcio svelati dal cimitero dell’antico villaggio

Sant'Antioco di Bisarcio

Sono iniziati lunedì gli scavi della settima campagna estiva diretta da Marco Milanese. Al lavoro 25 docenti e studenti. Possibile visitare il sito dal lunedì al venerdì

OZIERI. Sono iniziati lunedì gli scavi archeologici del Bisarcio Project, settima edizione della campagna diretta da Marco Milanese, direttore del Dipartimento di Storia e ordinario di Archeologia medievale nell’Università di Sassari. Le giornate si svolgono grazie a un accordo tra Università, Comune di Ozieri e Soprintendenza archeologica, che supervisiona gli scavi, in regime di concessione di scavo rilasciata dal Mibac.

Quest’anno l’attenzione dei ricercatori – 25 tra docenti, archeologi, dottori di ricerca, dottorandi e studenti dei corsi di Scienze dei beni culturali, di Archeologia e della scuola di specializzazione in Beni archeologici Nesiotika (Oristano) dell’Uniss con la partecipazione di una laureata dell’Universidade do Estado do Rio de Janeiro – si concentrerà in primo luogo sull’area della canonica vescovile medievale.

«La finalità – spiega il professor Milanese – è quella di approfondire la conoscenza dei tempi e dei modi dell’impianto delle strutture vescovili sul colle di Bisarcio e delle sue connessioni con le fasi altomedievali».

Altra zona di interesse sarà quella dello scavo del cimitero medievale, che ha già restituito sepolture dalle caratteristiche particolari e rare, con la finalità, dice ancora il direttore, «di conoscere al dettaglio le condizioni di salute, le patologie, l’alimentazione e le attività lavorative della popolazione del vicino villaggio medievale». Si tratta insomma di un approfondimento degli studi degli anni scorsi, che hanno consentito di effettuare importanti scoperte nell’ambito dello “stile di vita” delle popolazione dell’epoca e che hanno avuto grande risonanza nell’ambiente scientifico grazie a convegni e pubblicazioni. Anche questa campagna ha richiesto uno sforzo economico imponente, al quale hanno contribuito in maniera determinante l’Università, con fondi del Dipartimento, il Comune, per ferma volontà del sindaco Marco Murgia e dell’assessore Ilenia Satta, e alcuni importanti sponsor. Grande assente la Regione, che sebbene abbia di recente finanziato diverse campagne in tutta l’isola sembra sottovalutare l’importanza del sito di Ozieri. Lo scavo proseguirà sino al 21 settembre e vedrà accanto al direttore e ai ricercatori i responsabili Alessandra Deiana e Maria Chiara Deriu, archeologhe, il direttore del museo Alle Clarisse Giovanni Frau, l’antropologa Anna Bini e l’assistente Gian Carlo Deruda. Tutto con la supervisione della funzionaria archeologa di zona della Soprintendenza Nadia Canu.

Durante lo scavo il sito sarà aperto al pubblico e dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12.

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