Bono fa il conto dei danni: «Ci ha salvato il canalone»

Il sindaco: il paese ha rischiato di essere sommerso. Pigliaru: vi aiuteremo  Disastrate case e campagne, la giunta delibera lo stato di calamità naturale 

BONO. Proclamato lo stato di calamità naturale a Bono, colpito venerdì da un violento temporale che ha causato ingenti danni nel centro urbano e nelle campagne. Ieri sera la giunta comunale si è riunita per deliberare lo stato di calamità, passaggio cruciale nell’iter che consentirà al paese di ricevere finanziamenti straordinari per la ricostruzione. I fondi arriveranno, come ha assicurato già ieri al sindaco Elio Mulas il presidente della Regione Francesco Pigliaru e l’assessora all’Ambiente Donatella Spano, che hanno contattato telefonicamente il primo cittadino per manifestare la vicinanza della Regione alla comunità bonese e anche per assicurare un concreto sostegno.

Nubifragio a Bono, la cascata di fango sulle auto BONO. Bomba d'acqua nel Sassarese, dove la forte pioggia ha creato gravi disagi a Bono. Le precipitazioni hanno, infatti, appesantito e smosso una porzione di terreno in prossimità di un canale di scolo, ostruendolo. Il canale ha così deviato il suo deflusso e un torrente d'acqua e fango è arrivato all'interno del paese coinvolgendo due autovetture in sosta. Sul posto sono intervenute due squadre dei Vigili del Fuoco arrivate da Nuoro e Ozieri. Un funzionario tecnico dei pompieri e il sindaco hanno coordinato e intrapreso le necessarie iniziative di competenza per effettuare alcuni interventi con un mezzo di movimento terra per liberare il canale ostruito.


La Regione ha già avviato le procedure per chiedere lo stato di emergenza e per questo motivo il presidente e l’assessore hanno invitato l’amministrazione comunale a procedere, oltre che con la delibera di giunta, con la raccolta delle segnalazioni e delle stime dei danni. Danni che, come emerso già ieri, sono ingenti e riguardano case e campagne, automobili e altri mezzi, proprietà private e pubbliche. Sono tante le criticità da affrontare: la prima riguarda il canalone dove sono confluiti il fango e i detriti franati dal costone del passo di Buccaidu e che poi, dopo averlo riempito, si sono riversati sulla strada con un impeto devastante. «Il canalone ha salvato il paese – dice il sindaco Elio Mulas – perché non oso immaginare cosa sarebbe successo se quella enorme quantità di detriti e fango fosse piombata direttamente su case e strade. Già da venerdì abbiamo avviato le procedure di svuotamento e ieri, anche con l’ausilio di un mini scavatore, le abbiamo proseguite. Per completarle è però necessario che il fango si asciughi».

Bomba d'acqua su Bono, un fiume di fango invade il centro abitato BONO. Una violenta bomba d’acqua ha colpito per la seconda volta il paese di Bono. Il forte temporale di questo pomeriggio, venerdì 24 luglio, ha colpito Monte Pisanu, al passo di Buccaidu, facendo franare ingenti quantità di detriti in via Buccaidu, all’interno del centro abitato. Tempestivo l’intervento della sezione della Protezione civile - Sogit di Bono e dell’amministrazione comunale. Sul posto anche tre squadre dei vigili del fuoco di Nuoro e le sezioni della Protezione civile di Illorai e Anela. Danni ingenti a strade e auto. (el.cor.)

La massa di detriti tracimata dal canalone ha completamente distrutto due automobili e ha fatto crollare il muro di una casa: la situazione sembra sotto controllo, ma è stato messo sotto osservazione il muro divisorio tra due abitazioni che si teme possa non essere più strutturalmente stabile. Inoltre l’acqua che ha debordato tutta insieme e in un unico punto, a Santu Matteu, ha riversato detriti di legname e rocce delle dimensioni di automobili, che devono essere rimosse. Oltre a queste, sono tante le situazioni gravi, e la richiesta di stato di calamità dovrà tenere conto delle emergenze.

Le più gravi sono tre: la strada che porta a Monte Rasu, dove si è riversata una quantità di pietre tale da raggiungere il metro di altezza e una fontanella è stata trascinata via per un chilometro, qui serve subito un intervento di messa in sicurezza. La seconda emergenza riguarda una strada nella zona del cimitero, che è stata chiusa perché poggia su una base che è stata completamente erosa: la strada porta a una casa privata e la famiglia che ci abita sarebbe completamente isolata se non fosse per un’altra via di accesso che però comporta un tragitto di circa quattro chilometri, a fronte dei cinquecento metri di quella ora chiusa. La terza è quella delle acque bianche tracimate verso l’uliveto e il palazzetto dello sport e che piene di fango hanno allagato le case a valle, lo stesso palazzetto e i campi da tennis provocando anche il questo caso gravi danni.
 

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