Dal Duomo alle strade della Nurra

Ventisette ex Ati-Ifras reinseriti come operai comunali. Piu: siamo entusiasti

SASSARI. I ventisette lavoratori ex Ati-Ifras reinseriti, dopo mille peripezie e clamorose proteste (su tutte quella sul tetto del Duomo, occupato per giorni), con l’obiettivo di ripristinare i sentieri naturalistici e le vie all’interno del Parco geominerario dell’Argentiera si sono fatti onore. Al punto che il Comune di Sassari ha ufficialmente chiesto alla Regione di potere aumentare il loro raggio di azione, permettendogli di rimettere a nuovo il reticolo di strade vicinali agrarie e sentieri naturalistici che congiungono le aree minerarie al resto del territorio della Nurra. Una bella storia, nata da un progetto studiato dalla Regione che ha permesso che il reinserimento in tutta l’isola di oltre 150 lavoratori “espulsi” dal bacino ex Ati Ifras. Con il Comune di Sassari che ha fatto la sua parte assorbendone 27 per la manutenzione della zona ricadente nei confini del parco dell’Argentiera. E i lavoratori non sono stati con le mani in mano. Ripulita l’Argentiera con l’ausilio dei decespugliatori o a mano. Con tanto di sigillatura con del bitume di crepe e buche nella via principale. Ripulite le strade di Palmadula, soprattutto della zona della piazza centrale, dove gli operai hanno anche recuperato, riverniciandole, le panchine e tutte le ringhiere di alcuni edifici ed eseguito il ripristino del marciapiede della piazza. Rimesse a nuovo le strade vicinali a Palmadula, Baratz, Canaglia.

«Devo dire che siamo entusiasti del progetto – sottolinea l’assessore Antonio Piu –. Il reinserimento di questi lavoratori è infatti effettivo ed efficace. E grazie a loro, e agli altri operai comunali impegnati nelle borgate, stiamo riuscendo a dare risposte piccole ma non per questo meno importanti e attese a tanti residenti. E a rimettere in piedi l’importante reticolo di strade rurali e sentieri naturalistici. Quello che ora ci piacerebbe fare è usare ancora meglio, e ancora di più, questi lavoratori, la loro voglia di rendersi utili e di sentirsi parte di un progetto complessivo di recupero. Per questo abbiamo chiesto alla Regione di poter ampliare il loro raggio di azione a tutto il
territorio circostante. Anche perché intervenendo soltanto all’interno dell’area Geoparco la strada sarebbe ripristinato per un tratto e per l’altro impercorribile vanificando l’obiettivo del progetto. Per noi è importante e siamo certi che la Regione la penserà come noi». (g.bua)

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