Imbragato il costone pericolante alle porte di Sassari

Intervento dell’Anas nella parete rocciosa che incombeva da anni sulle gallerie di Chighizzu

SASSARI. Gli automobilisti che attraversano le gallerie sulla 131 per entrare in città potranno smettere di guidare con il naso all’insù. Il costone roccioso di Chighizzu che da anni incombeva minaccioso, in barba a denunce, segnalazioni di massimo rischio nei documenti urbanistici, interrogazioni in Regione e Comune, è stato finalmente messo in sicurezza dall’Anas con l’installazione di oltre un centinaio di cavi di acciaio tassellati, che imbragano la parete di tufo calcareo che in più punti presentava pericolosissime “fratturazioni” ben visibili anche dalla Statale.



Un intervento eseguito da una società di rocciatori del Trentino Alto Adige, messo in atto sfruttando il periodo di chiusura delle gallerie per lavori di manutenzione nella scorsa primavera, che mitiga il rischio di distacchi di pezzi di falesia di piccole e medie dimensioni, che avrebbero potuto avere esiti drammatici visto il serpentone di auto che scorre ai piedi della parete, ma che lascia aperto il problema della messa in sicurezza di tutta l’area per la quale, secondo stime fatte dalla Regione, servirebbero oltre 60 milioni di euro. Messa in sicurezza per la quale si dovrebbe ricorrere a operazioni di consolidamento e abbattimento controllato come quelle fatte nella parete di falesie di Capo Caccia.



Il primo passo è comunque fatto, e non è stato dei più semplici. Dalla denuncia ufficiale, fatta all’Anas da Tore Piana, attuale coordinatore regionale del partito Energie Per L’Italia, corredata da una relazione tecnica curata dall’ingegnere Giovanni Patteri, che con il suo studio associato è tra i più qualificati a livello nazionale per studi di fattibilità e di impatto ambientale, idrogeologici e geotecnici, sono passati infatti 18 mesi ad altissima tensione. Con la situazione di pericolo, estremo, talmente nota da essere pubblicata nel Buras regionale dall’11 dicembre 2014 in allegato al piano urbanistico comunale di Sassari, ignorata da tutti.



«Le segnalazioni inviate all’Anas di Sassari, furono oggetto da subito di una risposta ufficiale, in cui Anas prendeva in carico la segnalazione e attivava le procedure per le opportune verifiche e messa in sicurezza – sottolinea Tore Piana –. Ci son voluti però 18 mesi perché Anas procedesse ad eseguire gli accertamenti e riconoscesse che il pericolo segnalato era reale, tanto da affidare con urgenza, i lavori di messa in sicurezza del costone, a una società di rocciatori del Nord Italia, tramite la collocazione di imbragature con oltre un centinaio di funi in acciaio, tassellate in più punti sulle pareti. Una tecnica molto diffusa e utilizzata». «Comunque ora esprimo tutta la mia piena soddisfazione – chiude Piana – nei confronti di Anas, per questo positivo risultato, ora gli automobilisti possono stare tranquilli quando transitano in quel tratto di strada. La mia segnalazione di pericolo era fondata, devo ringraziare gli organi d’informazione che hanno dato risalto alle mie segnalazioni, in particolare La Nuova. Quando si fanno battaglie giuste, il risultato arriva».


 

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