Sassari, odio razziale su Facebook: il sindaco denuncia

Tutto si scatena da un post: «Zingari occupano villa a San Giovanni». Ma poi si scopre che è una famiglia di sassaresi

SASSARI. La miccia che ha acceso tutto è questa (testuale, errori compresi): «San giovanni zingari hanno occupato una villa. puzinosi adesso ci vuole una rovolta per mandarli via visto che le forze dell’ordine non interviene vi sembra giusto?». Una donna, cagnolino che occhieggia nel profilo, e poi tante foto di torte, e questo post sgrammaticato al fiele che di dolce non ha una virgola. E che fa capire come una bufala lanciata in una società ad altissima tensione, possa innescare un cortocircuito di notizie false, di ignoranza, di rabbia e veleno. Quasi 400 commenti che hanno trasformato una pagina facebook in una cloaca. «Ho raccolto gli screen shot – dice il sindaco Nicola Sanna – denuncerò tutti per istigazione all’odio razziale. Le persone non devono più pensare che sia possibile scrivere certe cose restando impuniti».

I messaggi, testuali (anche qui con gli errori), sono i seguenti: «Raccogliamo le firme per mandarli via». Una ragazza risponde: «Basta mettergli fuoco, maledetti». Un ragazzo risponde: «Basta crepparli dentro dimmi dove sono che ci vado io». Un altro: «Sparateli grandi e piccoli sono delle merde». Una ragazza propone: «Allucinante i padroni... bruciati vivi schifosi». Qualcuno pone il dubbio: sicuri che siano rom? Li avete visti?. Risposta: «Li sappiamo riconoscere gli zingari». E al grido però io non sono razzista, ribadito in diversi post, ecco l’identikit dei nomadi: «So binghinosi e pieni di pidocciu». E un’altra: «aahaha, che schifo. E fiaggosi. Fanno figli a nastro. Mi fanno proprio schifo». Ma attenzione, a chi si permette di vomitare di fronte a certe affermazioni e di dissentire, la risposta è: «Non darmi più della razzista, sei una maleducata». Poi c’è il solito tormentone del “a loro tutto e a noi niente”: «Loro hanno la precedenza su tutto». «È così perché sono stranieri, e se chiedi al Comune loro stessi te lo dicono, come è stato detto a me». C’è anche la profezia: «Quanto ci scommettete che le case del Monte Rosello alto le consegnano a loro. Non per essere razzista, ma ne vedremo delle belle». E una conferma: «Sì sì, sono per loro. Non lo sapevate?». E qui la fantasia diventa diabolica: «E a me mi vogliono fuori per metterci a loro. ma vi sembra giusto? per me no perché io ho quattro bambini piccoli». Una signora, che in mezzo a tanto delirio dimostra un minimo di cognizione di causa, ribatte: «Che bugia, Madonna, da denuncia per istigazione all’odio». Ma l’altra non torna indietro, anzi rincara: «Me l’ha detto il Comune. Sto aspettando la lettera dello sfrato». Che arriverà puntuale, visto che si tratta di utenti morosi.

E comunque qualcuno è pronto a dare la spiegazione a queste occupazioni: «Il comune li caccia dai campi di Piandanna, e loro stanno iniziando ad occupare le case degli altri». E la bufala si alimenta e cresce come un blob insaziabile: «Una villa poi, non un magazzino ma vi rendete conto». Ma ecco che scattano i controlli della polizia municipale e della Polfer. E la notizia, quella vera e verificata, è la seguente. Per prima cosa l’immobile non è una villa ma è l’ex alloggio del casellante, cioè la casa cantoniera di proprietà delle Ferrovie dello stato. E a occuparla non sono affatto dei rom, ma un siciliano di 27 anni e una sassarese di 23 con sei figli. Sono intervenuti gli agenti della Polfer e della Polizia di Stato e hanno

avviato il procedimento per lo sgombero.

Il Comune, da parte sua fornirà, trattandosi di una situazione di emergenza, un contributo economico per pagare l’affitto. Nel frattempo però si rivolgerà anche alla Procura per depositare la denuncia di istigazione all’odio razziale.

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