Scatta il fermo biologico ma la marineria è in crisi

Gli operatori dello strascico attendono gli indennizzi degli ultimi due anni Sotto accusa Comune e Regione per la mancata concertazione con i pescatori

PORTO TORRES. Il 15 settembre scatta il fermo biologico per la pesca a strascico e nel frattempo ci sono dieci pescherecci e circa trenta operatori della marineria turritana che attendono ancora i finanziamenti del fermo pesca degli ulrimi due anni. La flotta dello strascico è diminuita considerevolmente rispetto a un decennio fa, anche per la poca propensione dei giovani per questo mestiere, ma gli armatori dei pescherecci che sono rimasti reclamano più attenzione sia dalle istituzioni. «Ci mancano i finanziamenti del fermo del 2016 e 2017 – dice l’armatore dell’Albatros Lorenzo Nieddu – e quando chiediamo un supporto alla politica veniamo sistematicamente ignorati: l’amministrazione comunale non ha mai convocato la commissione Pesca per discutere delle problematiche relative al nostro settore, mentre nella composizione della commissione Pesca regionale non c’è nessun rappresentante delle marinerie del nord Sardegna». Nieddu fa parte anche della Consulta dei pescatori turritani che non ha gradito la mancata convocazione degli operatori del mare in occasione della firma del protocollo d’intesa che ha assegnato il mercato ittico all’Autorità di sistema portuale del Mare di Sardegna. «C’era un verbale della amministrazione precedente che destinava gli spazi del piano terra ai pescatori per la vendita diretta del proprio pescato – ricorda l’armatore – e con allestimento di box attrezzati: nonostante le nostre richieste di incontro all’amministrazione comunale per chiarire la suddivisione reale del mercato, seppur ora di competenza dell’Authority, non siamo stati mai convocati dal sindaco o da altri rappresentanti della giunta». Sull’incongruenza dell’attuale del fermo biologico si sofferma invece l’armatore del peschereccio Faisan, Antonio Sannino, ricordando quando anni fa la Regione aveva interpellato i pescatori per indicare quale sarebbe stato il periodo più giusto per far scattare il fermo. «Il parere della marineria del nord Sardegna fu quello di fermare al pesca ad agosto, ossia quando è in atto il ripopolamento ittico, e l’esperimento si rivelò esatto perché alla ripresa della pesca le specie ittiche si erano moltiplicate nel golfo dell’Asinara. Alla fine, però, la Regione decise il fermo a settembre, probabilmente perché nel sud dell’isola diventa più importante soddisfare l’esigenza dei mercati durante l’estate». Sannino fa da bambino questo mestiere: sa quando è il periodo della riproduzione dei pesci e, conoscendo i venti dei quadranti, non si trova molto d’accordo sulla costruzione della nuova darsena pescherecci destinata
a ospitare le imbarcazioni dello strascico. «Non ci hanno chiesto un parere prima della scelta del sito – lamenta –, non tenendo forse conto che in quella zona il vento predominante è il grecale. Lo scorso inverno, ho anche i filmati, c’erano due metri d’onda durante una grecalata».

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