La difesa: «Il giudice ricordi che Baltolu si è costituito»

Il delitto Nieddu, davanti al gup botta e risposta tra avvocati Il pm a giugno aveva chiesto l’ergastolo. Martedì la sentenza

ALÀ DEI SARDI. Alla richiesta del carcere a vita fatta lo scorso giugno dal pm Cristina Carunchio, l’avvocato difensore Lorenzo Galisai risponde: «Giudice, non dimentichiamo che Antonio Baltolu avrebbe potuto darsi alla macchia dopo l’omicidio, invece si è costituito ai carabinieri, ha confessato e ha consegnato l’arma. Ci pare decisamente eccessiva la richiesta dell’ergastolo, le attenuanti vanno concesse».

Va verso la sentenza il processo che si sta celebrando a Sassari con rito abbreviato e che vede imputato di omicidio un operaio di 27 anni accusato di aver ucciso il compaesano Pietro Nieddu, di 47, con due colpi di pistola al termine di una lite che, ha detto nella requisitoria il pm Cristina Carunchio, «era scaturita da futili motivi». Aspetto, quest’ultimo, tra quelli evidenziati per motivare la richiesta della condanna all’ergastolo per Antonio Baltolu. E sul quale si è concentrato ieri l’avvocato Galisai sostenendo che l’imputato il 9 luglio dello scorso anno era stato provocato dalla vittima e picchiato con violenza all’interno del bar di piazza del Popolo. Una discussione degenerata che aveva provocato in Baltolu uno stato d’ira «anche perché – ha aggiunto il difensore – da anni la vittima provocava il mio assistito quando lo incontrava per strada. Quel giorno ha reagito perché è stato picchiato, sbattuto contro il bancone del bar e anche contro il muro».

Dopo quella discussione, secondo la ricostruzione del pm, Baltolu andò a casa a prendere l’arma e mettere in atto il suo piano. Quattro secondi esatti per entrare nel bar, puntare la pistola contro Nieddu, premere il grilletto e uscire dal locale. Ma sulla dinamica degli spari – e quindi sulla “volontà omicida” – l’avvocato Galisai non concorda con il pm: «Il primo colpo lo ha indirizzato alla gamba, se avesse voluto ucciderlo avrebbe puntato dritto al petto. Il secondo colpo viene esploso quando la vittima cerca di prendergli la pistola, lui prova a fuggire e a conferma di questo il bossolo è stato trovato sul lastricato, fuori dal bar».

La parte civile, rappresentata dall’avvocato Sebastiano Chironi, ha concluso per «una condanna del Baltolu alla pena che il giudice riterrà di giustizia» e ha sollecitato la condanna al risarcimento dei danni morali in favore dei genitori e dei sei fratelli e sorelle di Pietro Nieddu. Chironi ha come prima cosa descritto l’indole della vittima, un lavoratore onesto mai incorso in vicende giudiziarie e ha poi richiamato il quadro delle due famiglie fatto in udienza dal maresciallo Auteri: «I Nieddu praticamente sconosciuti al comando della stazione da tre anni prima rispetto all’omicidio e i Baltolu “una famiglia rispettata perché temuta”)». Chironi ha poi ripercorso i due episodi di quella notte di luglio: il primo conclusosi con uno schiaffo «dato da Pietro Nieddu a Baltolu dopo che questi era intervenuto provocatoriamente durante una partita a braccio di ferro tra la vittima e un amico, schiaffo che aveva provocato sul collo del Baltolu un modestissimo arrossamento». Il secondo, quello che ha visto Baltolu tornare al bar con pistola in mano «e sparare due colpi in rapidissima successione: 4 secondi tra l’ingresso al bar e la fuga verso la
macchina, a dimostrazione che prima dei due spari, uno alla gamba e uno in pieno viso, non ci sia stata alcuna aggressione di Nieddu a Baltolu come ipotizzato da una testimone ma solo il tempo di sparare dopo l’urlo di Baltolu “como toccami”». Martedì toccherà al difensore Sergio Milia.

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