Perizia choc: l’acqua corrode le condotte

Secondo il consulente la risorsa idrica non viene trattata ed è aggressiva per i tubi: da qui il fenomeno del liquido rosso

SASSARI. Per ora il fascicolo aperto dalla Procura è contro ignoti, ma siccome l’inchiesta si concentra sulla potabilità dell’acqua e sull’impianto di Truncu Reale, tanto sconosciuti gli eventuali responsabili non sono. E le accuse formulate sono quelle di inquinamento ambientale e di omissione d’atti di ufficio.

Il consulente tecnico nominato dal pubblico ministero Cristina Carunchio ha depositato la sua relazione. In pratica l’ingegner Andrea Meloni, nel suo dossier, doveva rispondere ad alcuni precisi quesiti. Doveva innanzitutto confermare gli esiti di una serie campionamenti e di studi effettuati in passato da Abbanoa e dal Centro Interdipartimentale di Ingegneria e Scienze Ambientali dell’Università di Cagliari, dai quali risultava che l’acqua erogata da Truncu Reale era moderatamente aggressiva. E, secondo il consulente, è tutto confermato.

L’altro chiarimento richiesto dalla Carunchio si concentra sugli effetti che un’acqua moderatamente aggressiva può avere sulla rete idrica. E anche questa volta la risposta di Meloni non è confortante: l’acqua erogata con tali caratteristiche risulta corrosiva per le tubature, scioglie gli ossidi e lo strato protettivo che si forma naturalmente all’interno, rilascia particelle chimiche e biologiche e determina la formazione della famigerata acqua rossa. E così facendo compromette anche la qualità stessa dell’acqua che sgorga dai rubinetti domestici e va ad incidere negativamente sulla longevità della rete idrica, che si deteriora più velocemente. Il magistrato infine vuole un’altra risposta: visto che sotto la pelle di Sassari scorrono circa sei chilometri di condotte in cemento amianto, siamo sicuri che l’acqua moderatamente aggressiva non costituisca un pericolo per la salute pubblica? Su questo aspetto il consulente non si sbilancia, sostenendo che non esiste una letteratura scientifica che associ il rilascio di particelle di amianto nell’acqua all’insorgere di patologie. Anche se il ministero della Salute, mette le mani avanti e sconsiglia la distribuzione di acqua aggressiva.

Insomma il quadro delineato dall’ingegner Meloni, e ora al vaglio del nuovo magistrato titolare dell’inchiesta (la Carunchio è stata appena trasferita a Vicenza), ha pesanti implicazioni: si ipotizza che dal 2010 ad oggi, cioè da quando Esaf ha consegnato l’impianto ad Abbanoa, il potabilizzatore abbia riversato nelle reti un’acqua che ha progressivamente distrutto le tubature per la sua natura corrosiva, mai corretta attraverso l’uso di adeguati reagenti. Quindi Sassari aveva già una rete vecchia e malridotta, ma, secondo la perizia, Abbanoa ci avrebbe messo del suo a ridurla ancora di più un colabrodo. Con lo spreco di soldi nelle successive manutenzioni e con i disagi all’utenza per lo sforamento dei valori di potabilità e per le conseguenti interruzioni idriche. 36 ordinanze di divieto per il consumo domestico a Sassari solo nel 2015, e nel 2016 le restrizioni e i fuori norma sono 20. È a quel punto che il sindaco Nicola Sanna deposita un esposto, e l’attenzione dei magistrati si concentra su Truncu Reale. Scattano i blitz dei vigili urbani che passano al setaccio documenti e certificati di analisi sull’acqua, sullo stato degli impianti e sulle condizioni delle condotte. Il loro fascicolo è molto dettagliato, e cominciano ad emergere gravi lacune nella gestione. Ma il dossier si inspessisce ancora. I vertici di Abbanoa nel frattempo avevano licenziato il responsabile di Truncu Reale, Costantino Sinibaldi, per una serie di presunte imperizie e negligenze. Ma il tecnico aveva fatto ricorso e il tribunale gli ha dato ragione imponendo il reintegro. Sinibaldi in pratica aveva prodotto tutte le comunicazioni nelle quali segnalava alla direzione le inefficienze dell’impianto. Quella documentazione e quelle carenze denunciate, fanno ora parte del fascicolo.

Del quale costituisce un capitolo fondamentale quello riguardante la diatriba con Egas. Infatti l’ex direttore dell’ente di controllo, Paolo Porcu, aveva acquisito gli esiti degli esami sull’acqua di Truncu Reale, e aveva commissionato uno studio al Cinsa dell’Università di Cagliari per confermare, in una prima fase, lo stato di gestione e manutenzione degli impianti di potabilizzazione del nord Sardegna. L'Università, in una relazione di fine 2017, aveva confermato i valori troppo bassi del ph e indici alterati in relazione all'aggressività. L’Egas peraltro aveva già segnalato ad Abbanoa nel 2016 il problema sulle caratteristiche corrosive dell’acqua, e aveva chiesto di adottare delle soluzioni. Porcu era pronto anche a illustrare, a seguito delle conferme del Cinsa, in una conferenza le criticità dei potabilizzatori del nord Sardegna, e aveva fissato la data. Ma due settimane prima dell’appuntamento, nel marzo scorso, è stato rimosso dall’incarico, e il suo successore pro tempore annulla la conferenza. E anche l’Università
si defila e non sottoscriverà mai la versione finale del documento di presentazione. Ma tutto è nero su bianco ora nella relazione tecnica dell’ingegner Meloni appena depositata in Procura. La palla passa nelle mani del magistrato, che deciderà se emettere o meno gli avvisi di garanzia.

TrovaRistorante

a Sassari Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Pubblica il tuo libro