A Sassari l'acqua è corrosiva, il sindaco accusa: «Potabilità al risparmio e condotte distrutte»

Nicola Sanna già nel 2016 puntò il dito sull’acqua aggressiva: «Ero scomodo da presidente di Egas e mi hanno fatto fuori»

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SASSARI.
Tra Nicola Sanna e Abbanoa è un braccio di ferro che va avanti da anni. Sia nei panni di sindaco, che nel ruolo di presidente dell’Egas, lo scontro col gestore idrico è sempre stato senza esclusioni di colpi. Se la Procura ha aperto un fascicolo per fare chiarezza sulla potabilizzazione di Truncu Reale, lo si deve anche agli esposti presentati dal primo cittadino.

«La relazione appena depositata dal consulente tecnico del magistrato inquirente, purtroppo per noi sassaresi non fa altro che confermare una cosa che si sapeva da tempo: ovvero la cattiva gestione del sistema idrico integrato di Sassari da parte di Abbanoa».

Il dossier parla di condotte rovinate e corrose anche a causa di un’acqua aggressiva erogata dal potabilizzatore.

«I vertici di Abbanoa si sono sempre trincerati dietro l’alibi delle tubature vecchie e degradate e dell’acqua grezza difficile da trattare. Ora si scopre che, se la rete idrica è così compromessa, lo si deve anche a 10 anni di risparmi nei reagenti e a un’acqua corrosiva non adeguatamente trattata nell’impianto».

Il direttore generale Murtas dice che alterare il ph dell’acqua sarebbe inutile e dispendioso, e vanificherebbe tutto il processo di potabilizzazione.

«A me risulta che ai tempi di Esaf questo tipo di problemi non ci fossero. Murtas dovrebbe spiegare perché ha dismesso l'impianto di dosaggio della calce, che trattava bene l'acqua in uscita in termini di non aggressività, ed era perfettamente compatibile con i reagenti che assicurano la disinfezione. Io mi chiedo: a quanto ammontano, in dieci anni, i danni alle reti generati da un’acqua corrosiva? Quanti disagi potevano essere evitati? C’è un dato che dovrebbe far riflettere: Abbanoa ha sostituito un tratto di rete fondamentale, lunga sei chilometri, che collega Monte Oro al serbatoio di Luna e Sole, spendendo ingenti risorse. Ecco, questa nuova condotta è già da sostituire. A fronte di una durata media di almeno 40 anni, in dieci anni di acqua aggressiva è già distrutta».

Quando era presidente dell’Egas aveva segnalato queste criticità?

«Nella mia duplice veste di sindaco e controllore del gestore idrico, avevo avuto un confronto con Abbanoa sulle condizioni delle reti. Ed Egas aveva indicato il mancato trattamento sull’aggressività dell’acqua, come una delle cause del degrado delle tubature, che ricordo appartenere al Comune. Questo mio puntare i piedi in alcuni ambienti del governo regionale, specie con il precedente assessore regionale delegato alla materia, il mio atteggiamento è stato scambiato, sbagliando clamorosamente, come quello di un nemico della società. Una società che, lo voglio sempre ricordare è pubblica perché è dei comuni, ma in questi anni in Regione i paladini dell'indipendentismo sono stati i più feroci accentratori. I risultati gestionali di Abbanoa sono sotto gli occhi di tutti: Abbanoa non fallisce, e guai a noi se ciò avvenisse, solo perché la Regione ha copiosamente ricapitalizzato l Azienda con 180 milioni».

Però i bilanci, a detta del gestore idrico, sarebbero tutt’altro che disastrosi.

«A tutt'oggi Abbanoa dopo 10 anni di gestione con lo stesso direttore generale, non riesce ad incassare le fatture: né le pregresse che ammontano a circa 800 milioni, né riesce a ridurre l’indebitamento che si avvicina a 700 milioni tra debiti bancari e debiti verso le imprese. Senza contare poi che per migliorare le reti idrico potabili e la depurazione Abbanoa può contare su quasi 1 miliardo di euro di somme tra contributi in conto capitale di fondi regionali, statali, europei e incassati dalla tariffa, che però non riesce a spendere».

Cosa andrebbe cambiato, secondo lei, in Abbanoa?

«La gestione è troppo accentrata, tutto ruota intorno al direttore generale. E anche le risorse sono mal distribuite: una marea di soldi pubblici che sono di tutti i sardi e che la Regione avrebbe ben potuto far transitare attraverso i Comuni, di modo di mantenere in essi la proprietà e quindi la maggioranza delle azioni. Io avevo chiesto esattamente questo, e l’aveva ribadito anche l'autorità anticorruzione nazionale e l’Agcm. La Regione solo nel dicembre del 2017 si è adeguata con la legge numero 25, alquanto pasticciata, tanto da essere stata impugnata dal governo, ma che ha avuto l effetto di rimuovere il direttore generale dell'Egas, Paolo Porcu, il quale ha avuto "il torto" di eseguire le direttive per un controllo più efficace e puntuale su Abbanoa. E per lo stesso motivo, forse perché considerato troppo scomodo, è stata tolta anche a me la presidenza dell’Egas.


 

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