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I presidi delle scuole sarde: da soli non ce la facciamo, dal 2010 fondi ridotti all’osso

Il presidente Porcu: spese aumentate da quando dobbiamo pagare anche internet e il registro digitale

SASSARI. La prassi va avanti da anni, tanto che ormai tutti i genitori sanno che devono inserire nel bilancio familiare una particolare categoria di spese scolastiche. Non è una novità ma nemmeno un’eccezione perché il sapone, la carta igienica, i fazzoletti e tutti quei prodotti che servono a garantire l’igiene dei piccoli studenti sono da tempo a carico dei genitori. Le scuole, infatti, non riescono a sopportare questo tipo di spese, anche perché a volte si decide di utilizzare le risorse che il ministero trasferisce alle Regione per ampliare l’offerta formativa, o per garantirne tutti gli aggiornamenti.

Nazario Porcu, ex dirigente scolastico e presidente dell’associazione che riunisce i presidi del nuorese, ha un quadro nitidissimo della situazione: «Che è peggiorata dal 2010, quando il ministero ha deciso di ridurre i fondi destinati al funzionamento delle scuole. Perché prima, in qualche modo, i presidi riuscivano a far quadre i conti e garantire le risosre necessarie anche per l’igiene dei bambini che frequentavano le scuole primarie. Adesso, però, le cose sono cambiate e le spese sono cresciute. Fino qualche tempo fa, ad esempio, si potevano usare gli asciugamani che le famiglie si preoccupavano di alternare quando venivano lavati. Adesso non è più possibile perché non sono considerati igienici».

Senza l’intervento della famiglie, dunque, sarebbe impossibile far fronte a tutte le spese: «Anche in questo caso i presidi devono fare attenzione perché ogni contributo esterno deve avere il valore della donazione perché la norma parla chiaro: le famiglie non possono contribuire».

Gli esempi di donazioni non mancano e si va dalla carta igienica al sapone comprendendo i prodotti per la pulizia dei pavimenti e in qualche caso anche le scope: «Proprio così, anche se ci sono ancora casi di amministrazioni comunali che provvedono a queste spese – spiega Nazario Porcu che prima di concludere ci tiene a mettere in luce una spesa aggiuntiva che le scuole devono sostenere dal 2016 –. Da quando si parla di dematerializzazione e del divieto di archiviare dati cartacei, perché tutto deve essere digitale e soprattutto deve funzionare il registro digitale. Si tratta di spese, sia per la linea internet sia per i tecnici che la devono far funzionare, che ovviamente sono a carico degli istituti comprensivi che, fino a quando si trovano nei grandi centri urbani possono anche riuscire a garantirne il funzionamento con spese limitate, ma quando si tratta di plessi scolastici lontani dalle linee ad alta velocità, oppure proprio sprovvisti di alcun tipo di copertura, le spese salgono e quindi si devono trovare le risorse per sopportarle».