Scuole sarde sempre più povere, a pagare sono le famiglie

Casse vuote: il contributo volontario per scottex e detersivi è la normalità. I genitori dei bimbi che frequentano materna e primaria si quotano e fanno rifornimento di sapone, acqua e carta igienica. A volte anche quaderni penne e matite

SASSARI. In molti casi l’elenco è appeso al portone di ingresso, in altri il foglio gira tra i banchi alla riunione che anticipa l’avvio delle lezioni o viaggia nelle chat dei genitori. La lista della spesa comprende solitamente lo scottex, la carta igienica e il sapone liquido per i bagni, a volte compaiono anche bicchieri e piatti per la mensa, l’acqua oppure i detersivi per fare le pulizie. A quel punto le famiglie hanno due possibilità: provvedere ad acquistare la propria quota di materiale richiesto oppure versare una cifra pattuita e creare un fondo cassa dal quale attingere. Succede in molte scuole, soprattutto alla materna e alla primaria dove è attivo il tempo pieno e dunque il servizio mensa. La scuola non ha risorse sufficienti per dotarsi di tutto ciò che serve e quindi si appella ai genitori, ai quali non chiede soldi in maniera diretta – perché è vietato – ma un contributo volontario all’inizio dell’anno oppure periodicamente quando le scorte sono in fase di esaurimento. Mediamente, una famiglia spende dai 20 ai 60 euro all’anno per bambino. Ma ci sono anche casi particolari nei quali il “balzello” – sempre volontario e mai obbligatorio – è superiore.

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Genitori imbianchini. Le pareti delle aule sono malconce e avrebbero bisogno di una bella rinfrescata. Ma la scuola non ha i soldi necessari per intervenire. Ecco allora che oltre alla carta igienica, i genitori potrebbero acquistare anche le vernici per dipingere muri, porte e finestre, e contribuire anche a dotare le aule di mensole e scaffali. Succede a Sassari, sezione montessoriana della scuola materna del plesso di San Donato. Qualche genitore è rimasto stupito e anche se nessuno è obbligato – come sempre l’adesione è volontaria – la vicenda ha creato un certo imbarazzo. La domanda è: perché in una scuola pubblica devono verificarsi queste situazioni? Perché le famiglie devono sostenere spese non previste o addirittura essere chiamate a svolgere lavori manuali? La dirigente scolastica getta acqua sul fuoco: «È un’idea del comitato di genitori montessoriani, la scuola non ha fatto alcuna richiesta – dice Patrizia Mercuri – . È stato il comitato a lanciare la proposta, visto che l’istituto non si trova in condizioni ottimali ma non ci sono i soldi necessari per eseguire gli interventi. È successo anche l’anno scorso: i genitori – chi ha voluto farlo – hanno migliorato le aule anche attraverso il recupero di vecchi arredi. Nessuno è obbligato, chi non vuole non partecipa». Per quanto riguarda invece l’acquisto del materiale “canonico” tipo scottex e sapone «il sostegno delle famiglie è importante perché la scuola da sola non ce la fa. I fondi sono scarsissimi, quest’anno non ci saranno quelli della legge 31 – aggiunge la dirigente Mercuri – quindi è impossibile acquistare con le nostre risorse tutto il necessario».

Povere scuole. Le risorse arrivano dal Ministero e dagli enti locali per quanto riguarda gli istituti dove sono attivi tempo pieno e dunque servizio mensa. I fondi ministeriali per il funzionamento didattico -amministrativo variano di anno in anno e dipendono dal numero degli studenti e dal tipo di attività svolta nelle scuole. «Può essere stanziata una cifra che oscilla tra i 30 e i 40 mila euro – spiega Alessandro Cherchi, segretario Uil scuola Rua Sassari-Gallura – e con quell’importo bisogna coprire diversi capitoli di spesa. Una quota può essere destinata all’acquisto di materiale come la carta, la cancelleria, il sapone, ma si tratta di cifre minime e quasi mai sufficienti perché la fetta più grossa è destinata a funzioni strumentali, per esempio un supporto per l’area del sostegno o il sito internet. Ecco perché ricorrere all’aiuto volontario delle famiglie è ormai diventato la normalità per assicurare alla scuola tutto il materiale necessario».

«Non dovrebbe accadere». Quella che è considerata prassi consolidata in moltissime scuole non lo è affatto per il dirigente dell’ufficio scolastico regionale Francesco Feliziani: «Le scuole ricevono dal ministero le risorse necessarie. Per quanto riguarda il servizio mensa o l’acquisto di materiali per la pulizia, c’è la compartecipazione degli enti locali. Gli unici contributi che possono essere richiesti ai genitori riguardano attività extra rispetto all’offerta formativa: per esempio un laboratorio teatrale o un corso di ceramica, nient’altro è dovuto».
 

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