Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui

Gli eroi mai dimenticati della Corazzata Roma

Ieri la commemorazione del tragico affondamento del 9 settembre 1943 Onorati i millesettecento marinai che giacciono nei fondali del golfo dell’Asinara

PORTO TORRES. Nell’affondamento della Corazzata Roma ci sono tutte le contraddizioni di un Paese che voleva uscire a tutti i costi dalla guerra - chiudendo tragicamente un periodo buio per aprirne un altro decisamente migliore - e i millesettecento marinai che giacciono nei fondali del golfo dell’Asinara rappresentano ancora oggi il simbolo di chi ha sacrificato la propria vita al servizio della Patria.

Una giornata di ricordi e di riflessioni ieri da parte di autorità militari e civili che, insieme a tanti cittadini, hanno voluto ricordare e onorare il 75° anniversario di quei tragici fatti che sconvolsero l’Italia: la mattina con la deposizione di una corona di fiori nella nuova scultura voluta dall’Associazione nazionale marinai d’Italia - dedicata ai caduti della Corazzata Roma e dei caccia torpedinieri Vivaldi e Da Noli – e nel primo pomeriggio con la nave “P 410 Orione” della Marina Militare che si è diretta verso il punto del golfo dove fu affondata la Corazzata Roma per lanciare in mare una corona di fiori.

«La scelta di questa data ha per la Marina Militare un preciso significato storico e affettivo – ha detto il comandante del supporto logistico del presidio della Marina Militare in Sardegna, contrammiraglio Enrico Pacioni –, un giorno simbolico legato ai tragici fatti del 1943 che ci permette ogni anno di rendere omaggio a tutti i marinai che hanno immolato la propria vita per salvaguardare l’interesse collettivo al servizio della Patria».

Eroi inconsapevoli entrati nella storia, ha aggiunto il contrammiraglio, per aver saputo adempiere sino in fondo al proprio dovere: «Veri marinai che rimasero al loro posto dimostrando obbedienza e fedeltà alla Bandiera e al giuramento a essa prestato».

Nel cerimoniale della mattina sono intervenuti anche il prefetto Giuseppe Marani, il presidente nazionale dell’Anmi, ammiraglio Paolo Pagnotella, il delegato nazionale Anmi Antonello Urru e il sindaco Sean Wheeler. Per tutti un pensiero a quel 9 settembre 1943, con la lettura della preghiera del marinaio, quando alle 15,42 la formazione navale italiana, priva di copertura aerea, veniva attaccata da uno stormo di bombardieri tedeschi Dornier decollati da Istres in Francia e muniti di bombe a razzo radiocomandante.

Due di questi ordigni raggiunsero la Corazzata Roma, perforando il ponte corazzato della nave e provocando la deflagrazione del deposito munizioni e di quello della torre numero 2. Alle 16,12, dopo appena mezzora, la Corazzata si capovolgeva e affondava spezzandosi in due tronconi. Il marinaio portotorrese Antonio Bo, oggi 94 anni, non salì a bordo della Corazzata Roma a La Spezia perché per malattia fu trasferito all’ospedale di La Maddalena.

«Ho saputo qualche giorno dopo della tragica fine dei compagni – ricorda – e quell’evento me lo sono portato dietro tutta la vita: andavo in giro per le spiagge del litorale con la speranza di poter trovare qualche superstite».

Livio Trestini era a bordo del cacciatorpediniere Carabiniere ed è stato un testimone diretto dell’affondamento della Corazzata. «Abbiamo recuperato i feriti e i naufraghi – rammenta -, che sono poi venuti assieme a noi a Minorca».