Sla, una ricerca sassarese apre nuove prospettive di cura

Forbici molecolari in grado di tagliare il gene sospetto sono state messe a punto dall'équipe composta da Gabriele Ibba, Claudia Piu, Elena Uleri, Caterina Serra e Antonina Dolei

SASSARI. Una ricerca dell'Università di Sassari sulla Sla apre nuove speranze sulla cura della malattia. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica «Viruses», è stato realizzato da un'equipe composta da Gabriele Ibba, Claudia Piu, Elena Uleri, Caterina Serra e Antonina Dolei, si intitola Disruption by SaCas9 Endonuclease of HERV-Kenv, a Retroviral Gene with Oncogenic and Neuropathogenic Potential, Inhibits Molecules Involved in Cancer and Amyotrophic Lateral Sclerosis.

«Abbiamo messo a punto delle specifiche forbici molecolari Crispr/SaCas9, mediante le quali siamo riusciti ad eliminare dal Dna di cellule umane il gene retrovirale endogeno Herv-Kenv, sospettato di contribuire al tumore della prostata e alla neurodegenerazione della Sclerosi Laterale Amiotrofica», spiega il ricercatore Gabriele Ibba.

«Questo nuovo risultato suggerisce che il retrovirus endogeno Herv-K non sia un innocuo spettatore, ma che ci sono legami non solo tra Herv-K e l'oncogenesi, ma anche tra Herv-K e la Sla, dato che l'aumento di sole 2 volte di TDP-43 può causare neurodegenrazione», prosegue Antonina Dolei, professoressa di Virologia nel Dipartimento di Scienze Biomediche dell'Università di Sassari.

«In pratica, se ci

fosse un contributo di Herv-Kenv alla patogenesi della Sla, si aprirebbe la prospettiva di considerare la Sla non come una malattie incurabile, ma come una patologia che coinvolge un retrovirus, contro il quale è possibile utilizzare terapie farmacologiche», conclude la professoressa Dolei.

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