Baltolu condannato a 17 anni

Alà dei Sardi, era accusato dell’omicidio di Pietro Nieddu. Il pm aveva chiesto la pena dell’ergastolo

SASSARI. La richiesta della pubblica accusa, sostenuta dalla pm Cristina Carunchio era di quelle da far tremare i polsi: ergastolo per omicidio volontario aggravato dai futili motivi. Un’aggravante che il giudice per le udienze preliminari Carmela Rita Serra non ha riconosciuto nella sentenza emessa ieri mattina a carico di Antonio Baltolu, 28 anni di Alà dei Sardi che, accusato dell’omicidio del compaesano Pietro Nieddu di 47 anni, è stato condannato a 17 anni di reclusione. Una sentenza che il gup ha emesso al termine di una (relativamente) breve camera di consiglio e dopo l’ultima arringa della difesa di Antonio Baltolu. Processo celebrato col rito abbreviato che ha consentito all’imputato di usufruire di un sensibile sconto di pena, un terzo rispetto alla pena massima prevista dal codice penale.

Un processo, in realtà, di semplice interpretazione: nella notte fra il 9 e il 10 aprile dello scorso anno, la vigilia della Domenica delle Palme, in un bar di piazza del Popolo, ad Alà dei Sardi, scoppia una lite durante una gara di braccio di ferro. Una lite che vede fronteggiarsi Antonio Baltolu e Pietro Nieddu. Quest’ultimo è fisicamente molto più prestante dell’avversario e la lite scoppiata all’interno del bar non è ne l’unica ne la prima. Baltolu, a quel punto, esce dal locale ma si ripresenta all’ingresso del bar dopo pochi minuti. Impugna una pistola clandestina e senza neppure salire i due gradini che portano all’interno del locale, punta l’arma contro il “nemico”.

A questo punto la ricostruzione dei fatti è contradditoria, ma secondo alcune testimonianze Baltolu avrebbe urlato all’indirizzo di Pietro Nieddu «como toccami» (adesso toccami) per poi esplodere due colpi di pistola: uno alla gamba e uno alla testa dell’avversario.

Antonio Baltolu era fuggito ma poco dopo l’alba, accompagnato dall’avvocato Lorenzo Galisai, si era costituito ai carabinieri di Ozieri ai quali aveva consegnato anche l’arma del delitto.

E proprio questi particolari (resa nelle mani dei carabinieri e consegna della pistola) sono stati alcuni degli argomenti cavalcati dalla difesa sostenuta oltre che dall’avvocato Galisai dall’avvocato Sergio Milia, oltre alla circostanza che già in passato Nieddu e Baltolu si erano scontrati fisicamente, con quest’ultimo che ne era uscito soccombente.

Argomentazioni che, evidentemente, hanno convinto il giudice per le udienze preliminari che ha eliminato dal capo di imputazione l’aggravante dei “futili motivi”, riducendo la condanna per Antonio Baltolu a 17 anni di reclusione. Baltolu che dovrà risarcire la parte civile, rappresentata dall’avvocato Sebastiano Chironi, con 200 mila euro a favore dei genitori
e con 50 mila euro per ciascuno dei sei fratelli e sorelle di Pietro Nieddu.

Un omicidio quasi anomalo, distante dalle logiche del mondo delle campagne. E che per questo, ad Alà dei Sardi, aveva destato sconcerto anxche perché era avvenuto alla vigilia di un giorno di festa.

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