In aula il video del killer in fuga

L’omicidio di Ara a Ittireddu, la Procura mostra le registrazioni di due telecamere: «Ecco l’assassino»

ITTIREDDU. L’uomo che per il pubblico ministero Giovanni Porcheddu è l’assassino di Alessio Ara indossa un giaccone con cappuccio, tiene in una mano un fucile e nell’altra una sorta di custodia, commette l’omicidio alle 19.07 e si allontana a piedi due minuti più tardi passando davanti a una telecamera «che lo riprende la prima volta quando si avvicina alla casa della vittima e la seconda quando fugge dopo aver esploso le fucilate». Ha una media statura e la corporatura non è esile.

Vincenzo Unali osserva in silenzio da dietro le sbarre le immagini proiettate nell’aula della corte d’assise di Sassari. È lui l’uomo che gli inquirenti hanno individuato come il killer di Alessio Ara, il 36enne di Ittireddu ammazzato il 15 dicembre del 2016. In carcere per quel delitto c’è Unali, allevatore di Mores, che avrebbe ucciso l’operaio per una “questione di onore”. Gli investigatori, infatti, ritengono che il movente dell’omicidio sia la relazione che la vittima avrebbe avuto con la figlia dell’imputato, nonostante lei fosse fidanzata con un altro uomo e avesse un figlio. Un affronto che, a detta della Procura, Unali non era riuscito a sopportare. E per questo aveva ucciso Alessio Ara con due fucilate mentre entrava a casa della mamma.

«Mi sono affacciata e ho visto una sagoma andar via dal cortile della nostra casa, ho seguito quella persona con lo sguardo, aveva un’andatura lenta, un braccio teso all’indietro, indossava i guanti»: è il ricordo nitido della cognata della vittima, che abita al piano superiore della villetta di via De Gasperi dove è avvenuto l’omicidio e che ieri ha testimoniato davanti ai giudici della corte d’assise presieduta da Massimo Zaniboni (a latere Giuseppe Grotteria e i giudici popolari). Riferisce, la testimone oculare, i momenti precedenti e successivi al delitto: «La persona che fuggiva era di spalle, non era sicuramente uno slanciato, la sua altezza non superava quella dei pilastri ai lati del cancello, quindi circa 1,60 metri. Indossava un indumento largo, abbondante».

È toccato poi a due marescialli dei carabinieri – Vitale del Ris di Cagliari e Piludu del nucleo investigativo del reparto operativo di Sassari – fare una ricostruzione più “tecnica” del delitto. Illustrando i risultati degli accertamenti sulle registrazioni delle telecamere, in particolare quelle del sistema di videsorveglianza del Comune e quelle prelevate dall’apparecchio di un privato. Il presunto killer viene ripreso la prima volta alle 19.05 mentre si dirige verso la casa di Ara e la seconda, alle 19.09, mentre scappa. «Nella prima inquadratura – spiega il maresciallo Piludu durante la trasmissione del video in aula – l’uomo ha un attrezzo lungo sotto il braccio sinistro, nella seconda tiene con la mano destra una sacca, un contenitore, e con la sinistra un oggetto molto simile a un fucile».

«Uno dei due oggetti potrebbe essere un pantalone?» aveva chiesto in precedenza l’avvocato difensore Pietro Diaz al maresciallo Vitale. «Secondo me no», era stata la risposta
del militare. E va ricordato a questo proposito che proprio su un pantalone recuperato nella presunta via di fuga dell’assassino – e che secondo gli inquirenti era stato usato per coprire il fucile – è stato trovato il Dna di Vincenzo Unali.

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