Ittireddu, due telecamere incastrano il killer

La Procura ha ricostruito la fuga dell’assassino di Alessio Ara

SASSARI. Ci sono pochi dubbi sul fatto che quell’uomo che da piazza Bachelet si dirige a piedi verso via De Gasperi e poi si allontana rifacendo lo stesso percorso sia l’assassino dell’operaio di 36 anni Alessio Ara, ammazzato con due fucilate la sera del 15 dicembre del 2016 a Ittireddu. E secondo la Procura – che nel processo di lunedì mattina in corte d’assise ha trasmesso in aula le immagini registrate dalle telecamere – ci sarebbero pochi dubbi anche sull’identità della persona in questione.

Il pm Giovanni Porcheddu è infatti convinto che l’uomo col cappuccio in testa e «che tiene in mano un fucile» sia Vincenzo Unali, l’allevatore sessantenne di Mores che si trova rinchiuso nel carcere di Bancali con l’accusa di omicidio volontario.

Ittireddu, uccide un uomo a fucilate: ecco il killer ripreso dalle telecamere SASSARI. Il killer indossa un giaccone con cappuccio, tiene in una mano un fucile e nell'altra una sorta di custodia: alle 19.07 del 15 dicembre 2016 spara due volte e uccide Alessio Ara, 36 anni, davanti alla casa della mamma nell'abitato di Ittireddu. Poco dopo si allontana a piedi. Nella fuga passa davanti a una telecamera che lo riprende. Il video, impressionante, è stato proiettato durante il processo per omicidio a Vincenzo Unali, 60 anni, che avrebbe sparato per una questione di onore. La ricostruzione del delitto sulla Nuova Sardegna in edicola domani 19 settembre 2018


La sequenza di fotogrammi illustrata in aula dal maresciallo dei carabinieri del nucleo investigativo di Sassari Piero Piludu è la ricostruzione di ciò che per l’accusa accadde a Ittireddu il 15 dicembre di due anni fa. Alle 18.11 il presunto assassino attraversa piazza Bachelet dove si trova la prima delle due telecamere e nel braccio sinistro ha un oggetto lungo coperto da una custodia. Per la Procura proprio a quell’ora il killer si sarebbe appostato e avrebbe aspettato che Ara raggiungesse la casa della madre

. E la vittima arriva effettivamente in via De Gasperi una prima volta per uscire però di nuovo quasi subito. Il delitto non viene commesso in quel frangente. Una seconda telecamera, in un’abitazione privata, riprende l’auto della vittima alle 19.05 quando si ferma sotto la villetta. Ed è allora che il killer esplode le due fucilate mortali contro l’operaio. Dopo pochi secondi si accende una luce nel terrazzo al primo piano della casa. Una persona si affaccia: è Enrica Angioi, la cognata della vittima. La stessa che lunedì, sentita come testimone, ha descritto con estrema lucidità e precisione la corporatura e l’andatura dell’uomo che, di spalle, si allontanava dal cortile dove era stato appena ucciso Alessio Ara.



Alle 19.09 ecco che tornano le immagini della prima telecamera (si stratta del sistema di videosorveglianza del Comune). L’occhio elettronico inquadra lo stesso uomo delle 18.11 ma stavolta è più nitida l’immagine dell’oggetto che tiene nella mano sinistra, gli inquirenti si convincono del fatto che sia proprio un fucile, mentre in quella destra ha una sorta di custodia. A quel punto succede qualcosa, il presunto killer intravede le luci di un’auto e si nasconde dietro un muretto. Quando la macchina passa, l’uomo ricompare e accelera il passo per dileguarsi.
 

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