Sale operatorie chiuse a Ozieri, Cgil pronta allo sciopero

Il sindacato protesta anche per la mancata assunzione del personale. Il timore è che il Segni non venga classificato “ospedale di primo livello”

OZIERI. Fp Cgil sul piede di guerra per la situazione di stallo, soprattutto nelle assunzioni e nella mancata riapertura delle sale operatorie, nell’ospedale Segni di Ozieri e nel presidio di Bono. Nonostante l’annunciato monitoraggio per il raggiungimento dell’auspicato primo livello, che oltretutto proprio in questi giorni è stato messo in discussione dal documento del tavolo per la verifica da parte del Ministero della Salute, nulla, dicono le Rsu, è stato fatto per realizzare le strutture necessarie a creare le condizioni per tale classificazione: su tutte la creazione dell’Unità sub-intensiva. «Crediamo che si stia adoperando nei confronti della struttura una politica di “non intervento” – dicono il segretario territoriale Toto Terrosu e le Rsu Giuliana Becugna, Mario Cappai, Lia Saba e Massimo Ghelfi –. Dopo aver raggiunto dei risultati efficienti, tanto che a luglio il Segni aveva effettuato più interventi operatori rispetto all’anno precedente di Chirurgia, di Ortopedia e persino di Ginecologia (pur limitati da una disposizione aziendale che taglia l’opportunità di poter operare ad Ozieri, quando basterebbe dotarci di un medico in più visto che ne abbiamo perso due), le sale operatorie sono state chiuse per problemi di ristrutturazione (nei locali appena consegnati è saltato il pavimento, ndr.) e non sono ancora state riaperte. Anche la sala di Oculistica che ha incrementato notevolmente gli interventi soffre per la mancanza di un medico in sostituzione dei due che mancano. E davanti a questa situazione l’atteggiamento dell’Ats è quello del “non intervento”, lo stesso perpetrato nei confronti delle numerose richieste fatte dai vari Responsabili di Servizio e dai sottoscritti per l’assunzione di personale».

La Fp Cgil snocciola un lungo elenco di reparti dove manca il personale: praticamente quasi tutti, dalla Medicina (dove cinque degli appena quindici infermieri presenti hanno il contratto in scadenza il 31 dicembre e dove da gennaio a giugno sono andate in pensione ben quindici unità) alla Radiologia, dal Laboratorio Analisi al Centro Trasfusionale (che oltretutto già lotta con la cronaca carenza di sangue e dove operano appena quattro infermieri dei sei necessari), che pure è accreditato dall’Admo come Centro donatori midollo per il nord Sardegna dal Fcsa per la terapia Tao.

Altra nota dolente sono i Servizi Generali, con «autisti che hanno superato già il tetto delle 250 ore di straordinario annue per l’aumento esponenziale del numero dei viaggi per trasporto pazienti in altre strutture per sopperire alle reali difficoltà dell’ospedale
a rispondere alle esigenze dell'utenza a causa delle gravi carenze organizzative», e la carenza di materiale. «Non staremo a guardare – dicono le Rsu – e se non basteranno le riunioni e le assemblee con il personale promuoveremo azioni forti di rivalsa (sciopero) nei confronti dell’Ats».

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