Falsi blitz antidroga, assolti due carabinieri

La Cassazione conferma il verdetto d’appello. In primo grado condanne a 18 e 2 anni per Silanos e Riu

SASSARI. «Finalmente, dopo dieci anni di serrato confronto, è stata accertata la verità delle cose». È il primo commento dell’avvocato Pietro Piras subito dopo la sentenza della Cassazione che ha confermato l’assoluzione dei due carabinieri Francesco Silanos e Leonardo Riu.

Capitolo giudiziario concluso, dunque, per i due militari finiti a processo dopo l’inchiesta sui falsi blitz antidroga del 2007. Il nome di “spicco” in questo processo era quello dell’appuntato quarantenne, originario di Alghero, Francesco Silanos, in servizio a Sassari. In primo grado era stato condannato a 18 anni di reclusione, il collega Leonardo Riu a due per falsità ideologica (per aver controfirmato false relazioni di servizio). In appello la sentenza era stata ribaltata con una clamorosa assoluzione chiesta (e ottenuta) per entrambi dallo stesso sostituto pg. Ma lo scorso gennaio, la Procura generale di Cagliari – sconfessando di fatto il collega di Sassari – aveva impugnato il verdetto.

L’appuntato “infedele” – assistito dall’avvocato Maurizio Serra – era accusato in particolare di avere organizzato tre falsi blitz antidroga per mettersi in mostra con i superiori. E a seguito di queste operazioni (“pilotate”, secondo l’accusa) sette persone (alcune con precedenti, altre incensurate) erano finite in carcere, tra il 2007 e il 2008. Si proclamavano innocenti anche di fronte a quella che i carabinieri mostravano come una prova inoppugnabile: un panetto di droga sotterrato in giardino o ritrovato tra la merce in un negozio. A un certo punto Francesco Marongiu, pregiudicato di Sennori, rivelò a due magistrati che tutte quelle persone avevano ragione a dichiararsi estranee al narcotraffico. In realtà disse molto di più. E cioè che la droga l’aveva nascosta lui personalmente per incastrarli e così fare un favore al suo amico carabiniere: Silanos appunto. E proprio sulla figura ambigua di Marongiu – personaggio dalla credibilità vacillante secondo gli avvocati della difesa – si è soffermato lo stesso procuratore generale della Cassazione che al termine della requisitoria ha chiesto che il ricorso venisse rigettato. Il primo blitz venne fatto il 23 gennaio 2008 quando nelle campagne di Sorso i carabinieri recuperarono 400 grammi di eroina e arrestarono l’operaio Massimo Perandria. Una brillante operazione che Marongiu, nove mesi dopo, definì uno scandaloso bluff raccontando ai sostituti procuratori Maria Grazia Genoese e Gianni Caria di avere sotterrato lui il pacco con la sostanza stupefacente. Marongiu sosteneva di aver fatto lo stesso «sporco lavoro» in altre due occasioni e infatti
sta scontando sette anni di reclusione per i reati di cui si è autoaccusato.

«Ma lo stesso procuratore generale – ha detto a proposito l’avvocato Piras – ha ribadito l’inattendibilità di Marongiu che non riferì i nomi dei fornitori della droga che era stata sequestrata».

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