La lotta contro i gas serra parte dagli ovini dell’isola

Presentati i risultati della ricerca di Cnr, università di Sassari, Regione e Ispaam Le innovazioni agro-zootecniche studiate saranno d’esempio per tutta l’Europa

SASSARI. L’obiettivo è quello di ridurre le emissioni di gas serra nell’atmosfera responsabili di importanti processi che ricadono negativamente sul clima. L’intento è quello di portarle a meno 20 per cento in dieci anni. Un progetto ambizioso, chiamato «Sheep to sheep life», varato dal Consiglio nazionale delle ricerche, in collaborazione con l’università di Sassari, la Regione (Agris e Laore) e l’Ispaam (istituto per il sistema animale in ambiente mediterraneo).

I risultati di un’intensa campagna di sperimentazione, realizzata in Sardegna nei mesi scorsi, sono stati presentati ieri mattina, nella sala convegni della struttura di Baldinca, sede del Cnr, da Angelo Salsi, capo unità e responsabile del progetto grazie al quale l’isola è stata scelta come caso-studio per le particolari caratteristiche del terreno, del clima e la tipologia delle aziende. Per diverse settimane, un campione rappresentativo di venti imprese, su un totale di tredicimila sparse su tutto il territorio regionale, è stato analizzato nel dettaglio per raccogliere dati relativi alla produzione.

I ricercatori si sono concentrati soprattutto sulla filiera alimentare, tenuto conto del fatto che gran parte delle emissioni di gas serra prodotte dalle aziende lattiero-casearie, deriva dalla ruminazione animale che in totale produce 1400 chilotonnellate di anidride carbonica l’anno.

«Il valore rientra nella media europea – ha spiegato Enrico Vagnoni, project manager, a margine della conferenza – tuttavia è opportuno intervenire per tempo evitando ulteriori ricadute sul clima».

Il metodo messo a punto dai ricercatori guidati da Angelo Salsi consente non soltanto di migliorare la produzione, ma di garantire la salute animale riducendo, al contempo, anche i costi. «L’autoproduzione di foraggi – prosegue Vagnoni – è una delle caratteristiche di questo programma che consente di intervenire sulla ruminazione permettendo agli animali di avere comunque una dieta di qualità e migliorando la performance». L’intervento è stato mirato sulla base di rilevazioni statistiche contando anche, come accennato, sulla notevole varietà offerta dal patrimonio naturalistico sardo. I ricercatori hanno tipizzato il territorio regionale individuando quattro marco aree: nord, sud, basalto e granito.

Una classificazione che tiene conto delle caratteristiche geomorfologiche, da una parte le grandi pianure della Nurra e del Campidano, dall’altra i sistemi montuosi del Marghine-Planargia e della Barbagia.

«Al riguardo la Sardegna è un grande laboratorio – ha detto Angelo Salsi – e i risultati di questa ricerca serviranno per programmare ulteriori interventi in ambito europeo». Dal 1992 a oggi, l’Unione europea ha finanziato in Sardegna 160 progetti denominati «Life», di cui 69 ancora attivi per un totale di oltre 165 milioni di euro. «Al di là del dato pure importante – ha concluso Salsi – bisogna guardare oltre le cifre per capire le ricadute positive dei progetti e il numero di realtà e persone
coinvolte negli interventi».

Il comparto lattiero-caseario in Sardegna è una realtà importante se si pensa che le aziende isolane forniscono in ambito europeo il 12 per cento della produzione. Un settore che, senza considerare l’indotto, conta più di cinquantamila addetti.

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