Tragedia di Ardara, chiesti 5 anni

Allevatore di Orune imputato per l’incidente del 2013 in cui morirono padre, madre e figlio di Ozieri

SASSARI. Una consulenza che in qualche modo, secondo la difesa, avrebbe “rivalutato” la dinamica del terribile incidente stradale nel quale, a ottobre del 2013, persero la vita padre, madre e il loro figlio di soli vent’anni. Una famiglia stroncata, una sofferenza – quella dei parenti che in questi cinque anni non hanno mai perso un’udienza – che non può essere misurata.

Giovedì mattina, al termine della requisitoria, il pubblico ministero ha chiesto una condanna a cinque anni per Mario Serra, l’allevatore di 39 anni originario di Orune finito sul banco degli imputati con la pesantissima accusa di omicidio colposo plurimo aggravato dalla guida in stato di ebbrezza. Secondo l’accusa fu proprio lui, a ottobre del 2013, a provocare l’incidente sulla Sassari-Olbia, al bivio per Ardara. La sua Golf era diventata un missile impazzito e nel tremendo impatto con una Punto era rimasta uccisa la famiglia di Ozieri. Dalle successive indagini era emerso che il tasso alcolemico nel sangue di Serra era quattro volte superiore al limite consentito.

Tre in tutto i morti nella carambola di auto: Mario Zintu, 58 anni, capofamiglia; sua moglie Franca Aini, di 49, e il figlio più piccolo, Claudio, di soli 20 anni. Il ragazzo era deceduto successivamente e suoi organi erano stati donati. Era invece sopravvissuto Salvatore Zintu, che oggi ha 28 anni, l’unico componente della famiglia scampato alla morte anche se ha riportato gravissime conseguenze fisiche. I medici lo avevano sottoposto a un intervento chirurgico per l’asportazione della milza.

Era successo tutto in pochi attimi: la famiglia Zintu, a bordo di una Fiat Punto blu, tornava da Sassari, dove mamma Franca si era sottoposta a un controllo medico, e viaggiava tranquillamente verso Ozieri. I due amici Mario Serra e Salvatore Fadda, a bordo di una Golf, arrivavano dalla direzione opposta. In mezzo all’incrocio per Ardara, c’era la Chrysler Touring di un immigrato ecuadoregno, Josè Vincente Barberan. Secondo le valutazioni fatte all’epoca, la Golf (condotta da Mario Serra) sarebbe sbucata dalla semicurva a destra a velocità sostenuta in direzione di Sassari, evidente la sbandata verso il centro della carreggiata dove si trovava la Chrysler. Tamponato nella parte anteriore destra, il veicolo condotto dall’ecuadoregno era volato sullo spartitraffico, rovesciato su un fianco. La Golf aveva perso la ruota anteriore sinistra, aveva girato come una trottola ed era schizzata in avanti finendo nella corsia opposta dove proveniva la Punto con la famiglia Zintu.

Nel processo il giudice Maria Teresa Lupinu, non ritenendo sufficiente la consulenza del pm, aveva disposto una nuova perizia che aveva in qualche modo rimesso in discussione alcuni aspetti della dinamica, «come il fatto – ha spiegato il difensore di Serra, l’avvocato Francesco Carboni – che l’ecuadoregno stesse procedendo a velocità superiore ai limiti concessi in quel tratto di strada,
per sua stessa ammissione in sede di controesame».

«Chiediamo giustizia perché Claudio aveva 20 anni e ancora doveva crearsi un proprio futuro – lo sfogo di un familiare – chiediamo giustizia perché Mario e Franca avevano ancora una lunga vita davanti». La sentenza a ottobre.

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