Notti violente in centro

Mega rissa al Corso: sassaresi e nigeriani si affrontano con catene e spranghe

SASSARI. A perdifiato per le viuzze del centro basso, come un animale ferito e braccato. Un gruppo di sei nigeriani gli aveva già elargito la prima tranche di botte, ma lui riesce a scappare. Così alle 23 un pregiudicato sassarese sbuca di corsa dal vicoletto Archivolto Biddau, e si rintana dentro la prima porta che trova aperta. È quella di un locale al numero 118 di Corso Vittorio Emanuele. La mano di un extracomunitario lo afferra e lo riporta fuori, gli altri fanno volare giù colpi di spranga e pugni. È il saldo delle legnate.

Le grida si diffondono come una scossa elettrica che fa tremare il corso e lo sveglia di soprassalto. La gente si affaccia alle finestre, esce dai circoli. In sottofondo si sente l’eco crescente delle sirene.

Dal localetto escono quattro o cinque sassaresi, vedono l’uomo strattonato, con la maglietta a brandelli, praticamente a petto nudo, e prendono le sue difese. Ma gli immigrati non mollano la presa, vogliono continuare a dargli una lezione. Si sentono le grida: «Lascialo stare, lo devi lasciare stare». E parte la rissa tra sassaresi e nigeriani, a suon di spintoni, spranghe e catene brandite.

Arrivano le volanti della polizia, tre auto dei vigili urbani e una dei carabinieri. I fendenti blu delle sirene rimbalzano tra le pareti della via. Ma le due fazioni continuano a insultarsi, a spingersi, a guardarsi in cagnesco. C’è molta tensione, difficile ristabilire la calma. Alla fine i poliziotti denunciano sei persone, due nigeriani e quattro sassaresi. E controllano i filmati, sentono i testimoni, avviano le indagini.

Dietro, con tutta probabilità, c’è una storia di droga. Ma i nigeriani parlano di un furto. Il pregiudicato sassarese si sarebbe intrufolato nella loro abitazione e avrebbe rubato qualcosa. E gli extracomunitari, bastoni in mano, hanno deciso di regolare subito i conti.

È solo uno dei tanti episodi. La zona bassa del centro, da piazza Mazzotti in giù, è diventata una Scampia in miniatura. La gente è esasperata e impaurita, è un fiume in piena quando racconta il proprio fastidio, ma allo stesso tempo non ci metterà mai la faccia. Impossibile avere una testimonianza con nome e cognome, sia tra i residenti e men che meno tra i negozianti. E questo è sintomatico dell’aria pesante che si respira. La geolocalizzazione dello spaccio la conoscono tutti, perché il pusher che cede la dose ormai è un’istantanea alla luce del sole, tatuata nell’arredo urbano. «Gira qui in Largo Pazzola, fai due passi e vedrai che ti viene incontro». Ed eccolo, in bicicletta, maglietta rossa, con i dred. Con tutta probabilità è la vedetta, o il piccolo spacciatore. Presidia la zona, controlla gli ingressi. «Tutte queste palazzine sono abitate da nigeriani, e la vendita degli stupefacenti è cosa normale». Anche via Munizione vecchia è piena di circoli attorno ai quali bazzicano tossicodipendenti. E la delinquenza organizzata dei nigeriani si alimenta di questa umanità allo sbando, nutrendola di cocaina, fumo, hashish e anche eroina. Si espande di anno in anno, fagocitando pian piano la microcriminalità locale. «La situazione qui è esplosiva, prima o poi ci scappa il morto. Perché si arriverà alla guerra tra gli spacciatori neri e quelli bianchi. Tempo fa, nelle parti del Duomo, tra via Decimario e Salita del Vaglio, due sassaresi hanno estratto le pistole e puntate in faccia a un nero. Avevano dei conti in sospeso per droga». I nigeriani ormai hanno fatto il salto di qualità: «Hanno iniziato con la prostituzione, hanno fatto i soldi, nessuno li ha contrastati quando ancora era possibile, e ora sono passati alla droga». In via San Donato, accanto a un’abitazione di un nigeriano, c’è un gruppetto di ragazzi sassaresi, avranno dai 20 ai 25 anni: «Secondo te cosa stanno aspettando lì davanti?».

Lo stesso avviene in via San Carlo, Monache Cappuccine, via Casaggia dove la malavita d’importazione sta soppiantando quella a chilometro zero. «La notte, per passare in quelle stradine, ci vuole fegato. Non ti senti sicuro. Vedi gente a petto nudo, gruppi di extracomunitari, che magari sono lì per i fatti propri, ma in questo clima così teso finiscono per far paura».

Via dei Corsi e via Moscatello, invece, sono il paradiso dei trans. «Non avete idea di quanti siano, tra colombiani e brasiliani. I padri di famiglia sassaresi evidentemente ci vanno matti, se la richiesta è così alta. Nelle case è sempre un via vai di clienti, e spesso sbagliano anche campanello, bussando nelle residenze dei vicini sassaresi». Spesso si vedono le divise dei vigili di quartiere, e sono un lampo di legalità nel buio. Ma è una presenza che da sola non basta. La parola che al Corso si sente più ripetere è “giungla”, o “caos”. La percezione dei residenti è quella di abitare in un pianeta a sé, dove l’educazione, il garbo, la giustizia, l’onestà,
e il rispetto sono gli elementi alieni. «Sembra che, in questo dedalo di viuzze, la gente possa fare il cavolo che gli pare: spacciare, gridare, litigare, picchiarsi, prostituirsi, pisciare per strada. E che ormai non ci sia più neanche la speranza di ritrovare un briciolo di dignità».

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