La politica sarda critica le parole del ministro

Maninchedda: «Noi abbiamo investito più dello Stato». Pittalis: «È solo vuota propaganda»

SASSARI. Il profumo delle urne ha già pervaso ogni angolo della politica. E la visione del mondo è deformata dall’angolo da cui si guarda. L’intervista alla Nuova del vicepremier Luigi di Maio riceve più critiche che consensi. Appunti puntuali su alcune risposte non proprio condivise dalla politica.

Durissimo il leader del Partito dei Sardi Paolo Maninchedda che attacca Di Maio per le sue dichiarazioni sugli stanziamenti per la manutenzione delle strade dell’isola. L’esponente del governo gialloverde ha parlato di 25 milioni destinati dal governo alla Sardegna. Maninchedda risponde. «No ministro Di Maio, sulle strade non ha buone informazioni. Glielo dico con garbo e simpatia, senza vena polemica. Noi sardi non abbiamo aspettato il crollo di un ponte per cominciare a mettere a posto il nostro patrimonio infrastrutturale vergognosamente abbandonato dallo Stato italiano. Il primo piano asfalti l'ho fatto io, con 50 milioni di euro. Pensi un po’: la Regione sarda ha stanziato sul suo bilancio quanto il Governo italiano. Noi abbiamo investito circa 700 milioni nella messa in sicurezza delle infrastrutture e costretto l'Anas negli anni passati a moltiplicare per 7 i suoi investimenti in manutenzione. Glielo dico perché lo abbiamo fatto: noi sardi sappiamo fare, sappiamo trasformare e trasformarci, non vogliamo elemosine e non ringraziamo per le elemosine. Noi faremmo molto meglio se sopra non avessimo un governo italiano con tutte le ipocrisie e falsità della storia e delle abitudini italiane. Nel frattempo, mandi via il presidente dell'Anas, vero responsabile di lentezze e inadempienze vergognose».

Netto anche il segretario del Pd Emanuele Cani. «Sono rimasto colpito dalle inesattezze e dalla superficialità delle parole di Di Maio. Sulla legge urbanistica è evidente che non ha neanche letto la legge. Il vero danno per la Sardegna è non essere riusciti a creare una larga maggioranza per approvarla. Poi ha parlato di milioni per l’isola. Ma gli unici di cui si è parlato sono i 10 milioni che hanno cancellato per le aree periferiche dell’isola, finanziati dal precedente governo. Sui 25 milioni per le strade un’altra inesattezza. Erano stati stanziati dal governo Gentiloni. In questi 4 mesi non c’è un solo atto di questo governo a favore della Sardegna. Anche sulla questione della continuità territoriale Di Maio mostra di non conoscere la materia. La firma di Toninelli sugli oneri di servizio per la Ct1 è un atto dovuto. Questo governo gialloverde fa grandi proclami. Ma per ora ha alimentato solo l’odio e la paura. Lotta contro l’Europa, caccia ai migranti. Parlano alla pancia, ma non si occupano di nulla».

Il centrodestra è molto critico. Il deputato di Forza Italia Pietro Pittalis contesta in modo radicale l’impostazione del leader dei 5 Stelle. «Di Maio è ancora in campagna elettorale. Perenne e permanente. Ha un modo davvero semplicistico affrontare i problemi cercando di continuare come un imbonitore con le promesse elettorali. Promesse che non si possono mantenere. E come suo solito cerca di individuare altri colpevoli delle sue mancanze. Le promesse mirabolanti si ridimensionano. Basta pensare al reddito di cittadinanza. Doveva eliminare la povertà, in realtà riguarda una fascia molto ristretta della popolazione. E come se non bastasse non risolve nulla. Non è un intervento strutturale, né serve per ridurre la disoccupazione. Gli altri argomenti come l’abolizione della Legge Fornero e la flat tax ancora non si sono visti. Si sono
limitati a venderli da un punto di vista elettorale. Confido negli amici della Lega perché facciano da argine a questa deriva. E ricordo loro che hanno fatto un patto elettorale con gli elettori del centrodestra prima delle Politiche del 4 marzo». (l.roj)

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