«Io, Aspie, combatto contro il bullismo a suon di musica rap»

Ozieri. Ventenne con la sindrome d’Asperger si racconta: «Per anni vittima, ora porto la mia esperienza nelle scuole»

OZIERI. «Vuoi comunicare fra’? Parla con la Musica, per me è il modo migliore di levare quella tunica, e in un mondo in cui il dito lo puoi puntare, non serve essere giudice per giudicare». Sono parole del rapper Aspie, nome d’arte di Marco Chirigoni, ventenne ozierese che si affida alle note per comunicare messaggi positivi di accettazione di sé stessi, ma anche di ferma condanna del bullismo. Bullismo di cui lui stesso è stato vittima negli anni passati, sin da piccolissimo, come racconta, «forse anche a causa del mio carattere chiuso che però sfociava a volte in comportamenti irriverenti e poco socievoli».

Si descrive senza mezzi termini Aspie, anche perché adesso ha raggiunto una piena consapevolezza di se stesso dopo aver trovato la forza di chiedere aiuto. Quattro chiacchiere con un’amica di famiglia psicologa e, grazie all’intuito di quest’ultima, la visita specialistica che ha consentito di diagnosticare in Marco un autismo di livello 1, quasi impercettibile ma presente. Sindrome di Asperger, è stato il verdetto del professionista, una neurodiversità che porta Marco a “pensare a colori”, visualizzare i concetti per immagini, e a non riuscire, quindi, ad assorbire le nozioni velocemente come gli altri. Una neurodiversità che si tiene sotto controllo con metodi di studio personalizzati e con la guida di esperti, che Marco ha trovato nella cooperativa sociale Insieme per Crescere di Sassari. «Una volta individuato il “punto”, la mia vita è cambiata, mi sono guardato dentro e ho capito di essere perfettamente in grado di affrontare la vita come i miei coetanei. Gli stessi coetanei che sin dagli anni delle scuole elementari mi hanno reso la vita complicata, rendendomi oggetto di atti di bullismo che andavano dalla violenza verbale a quella fisica. Atti che io non ho mai avuto il coraggio di raccontare né condannare, prima di scoprire cosa ci fosse di “sbagliato” in me, ovvero niente».

Marco ora è Aspie («abbreviazione di Asperger, niente di più facile», dice sorridendo) rapper che con l’associazione Insieme per Crescere porta in giro per le scuole e in numerosi convegni in tutto il territorio sardo la sua esperienza. La racconta soprattutto con i suoi brani, come “Bandiera invisibile pt. 2” (dalla quale sono tratti i versi citati sopra, brano che attraverso metafore e sottintesi è un po’ il manifesto del giovane rapper) o “Piango” (che si può anche ascoltare su You Tube). «Il messaggio che vorrei dare con la mia musica – dice Aspie – è che bisogna resistere, anche davanti agli schiaffi reali o simbolici, perché non sopravvive il più forte ma chi si sa adattare, in senso positivo ovviamente. Anche quando pensiamo di non avere voce possiamo trovare tanti altri canali per comunicare: come la musica, per esempio, che per me non è un’ancora di salvezza ma è un modo privilegiato di comunicare».

Marco ha terminato gli studi (si è diplomato nel liceo delle Scienze Umane lo scorso anno, dopo uno esordio negativo, anche per ovvi motivi, nel liceo Scientifico) e ora si dedica anima e corpo alla sua musica, con il sogno di diventare qualcuno. «Un sogno che stava rimanendo nel cassetto come tante altre cose della mia vita – racconta – ma che è venuto fuori grazie a mio fratello, che un giorno ha trovato un mio quaderno con dei testi (e dei disegni) e mi ha spronato a continuare a scrivere. E dopo un po’ ho realizzato che avrei anche potuto farli conoscere. Strimpello la chitarra, amo scrivere canzoni, spero davvero un giorno di lasciare un’impronta». Qualcosa che in un certo modo sta già avvenendo, perché la musica e le parole di Aspie sono già importanti canali di comunicazione. Anche in un recente
convegno tenutosi a Ozieri per iniziativa del Cif , Aspie le ha utilizzate per raccontare ai ragazzi delle scuole cittadine e al resto del numeroso pubblico presente la sua esperienza: un messaggio positivo per tutti coloro che non riescono a dare voce alle proprie sofferenze interiori.

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