Fiume Santo, abbattuta anche la seconda caldaia

La demolizione effettuata con l’impiego delle micro-cariche detonanti Completata la fase delle pulizie di superficie, prosegue il piano di bonifica

SASSARI. Ora il panorama verso il mare è in larga parte libero. Ieri mattina la Fiume Santo S.p.A., società di EP Produzione che gestisce la centrale elettrica ha demolito la caldaia che era stata costruita negli anni ottanta a servizio del gruppo di produzione energetica 1. Tecnici e operai hanno utilizzato anche in questo caso micro-cariche detonanti, secondo quanto previsto dal protocollo autorizzativo concordato con le autorità competenti.

La caldaia è andata giù al primo tentativo a differenza della “gemella” che serviva il gruppo 2 che, invece, aveva resistito alle prime cariche e si era reso necessario un ulteriore tentativo. É evidente che le procedure sono state affinate e anche una migliore calibratura degli interventi ha permesso di agire senza ulteriori intoppi.

Ieri la società proprietaria della centrale di Fiume Santo ha confermato il proprio impegno nel portare avanti le attività di decommissioning, secondo un programma definito e approvato ormai da diversi mesi. Lo scorso giugno erano state demolite la ciminiera e l’altra caldaia del vecchio impianto a olio combustibile (gruppo 2), mentre nel mese di novembre 2017 era stata abbattuta la torre meteorologica, sempre con la tecnica delle micro-cariche detonanti.

«Come per le precedenti attività – ha sottolineato la Fiume Santo SpA – anche in questo caso l’operazione è avvenuta dopo aver concordato le modalità di mitigazione e monitoraggio dei potenziali impatti ambientali con l’Arpas, l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale, che ha messo a disposizione il proprio servizio meteorologico al fine di definire la data della demolizione sulla base delle condizioni climatiche più idonee».

Dal 31 dicembre 2013, i gruppi 1 e 2, alimentati a olio denso, non sono più in esercizio perché considerati fuori norma. Da allora sono state messe in atto le attività per la dismissione e la demolizione completa.

Le altre attività di decommissioning proseguiranno secondo il piano che era stato definito a suo tempo e che prevede anche una ottimizzazione degli spazi nella vasta area a servizio della centrale elettrica.

Proprio di recente in una intervista alla Nuova, Luca Alippi, amministratore delegato di Ep Produzione, ha indicato i possibili scenari futuri in considerazione del fatto che entro il 2025 è obbligatoria l’uscita dal carbone. «Stiamo guardando con attenzione a quello che succede nel panorama nazionale
– ha detto – e abbiamo avviato una interlocuzione con la Regione alla quale abbiamo sottoposto la nostra idea. Una sorta di “passaggio ponte” che prevede la riconversione di uno dei gruppi di Fiume Santo a biomassa. Una operazione che ridurrebbe dell’85 per cento le emissioni di CO2».

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