Il procuratore di Sassari: «Reati in calo ma resta un grande disagio»

Caria: «Non vedo nuove emergenze ma gli effetti di un problema sociale antico» «A parte episodi da non minimizzare, questa città non è razzista o intollerante»

SASSARI. Nella parte bassa del centro storico affondano le radici di un antico disagio. Non si tratta di criminalità e neppure di razzismo o di intolleranza. «In quella zona della città non c’è una emergenza criminalità – dice subito il procuratore della Repubblica, Gianni Caria –. Con questo non voglio minimizzare il problema sociale. Solo, è un altro fenomeno sulla cui analisi concordo con la sociologa Antonietta Mazzette, che ha indicato i problemi e le possibili soluzioni per far uscire quella zona della città da una situazione di degrado urbano e sociale». Gianni Caria, da due anni procuratore della Repubblica presso il tribunale di Sassari, scrittore di romanzi, conosce Sassari e la ama profondamente. La sua visione dei problemi ha la doppia chiave di lettura , del magistrato e del sassarese «nato e cresciuto nel centro storico».

Dottor Caria, secondo lei la città è cambiata negli ultimi decenni?

«Posso parlare di Sassari da un duplice punto di osservazione: da magistrato della procura che lavora qui dal 1997, da sassarese che non è mai andato via realmente, pur avendo fatto esperienze di lavoro fuori dalla mia città».

Quali cambiamenti ha notato a Sassari?

«Credo che abbia subìto involuzioni ed evoluzioni sociali, come è inevitabile accada a tutte le città. Comunque non individuerei anomalie o particolarità sassaresi».

Dal suo osservatorio, ritiene che negli ultimi anni ci siano stati mutamenti anche sul versante della criminalità?

«Sì, in meglio. Un tempo, parlo di 15 o 20 anni fa, a Sassari c’era molta più “criminalità di strada”. Soprattutto nelle vie del centro ottocentesco, si verificavano molti più scippi di ora e c’era tanto spaccio di stupefacenti. Questo anche in luoghi che adesso sono tranquilli perché c’è stata una importante opera di recupero. Piazza Tola, via Arborea, via Usai – tanto per fare qualche esempio – sono frequentatissime e piene di vita».

In realtà, i problemi maggiori vengono segnalati nella parte bassa del centro storico.

«In questi giorni si è parlato di emergenza criminalità e di sicurezza. Se con questo termine si intende che di recente qualcosa ha portato a vedere in maniera diversa i due fenomeni, non mi trovo d’accordo. Ritengo che i problemi ci siano, ma penso anche che non siano recenti. Alcune vie della parte bassa del Corso sono da sempre degradate dal punto di vista sociale e abitativo. Un fenomeno che favorisce fenomeni di criminalità. In quelle vie possono essere cambiati gli abitanti e i “protagonisti”, anche come provenienza etnica, ma non mi risulta che in quelle stesse strade ci sia stata un’età d’oro in cui si poteva passare a qualunque ora del giorno e della notte senza avere perlomeno un po’ di paura».

Delle ragioni storiche e sociologiche di questo problema ha parlato Antonietta Mazzette…

«Ho molto apprezzato l’articolo e ne condivido l’impostazione. Si tratta di un problema sociale, che non va sottovalutato. Più della criminalità, che non è a livelli di emergenza, di questa situazione mi preoccupa di più il fatto che in quella zona ci siano persone perbene che vivono in situazione di degrado abitativo in case fatiscenti. Tutto questo non è materia di competenza del procuratore della Repubblica, tranne che da qui derivi qualche violazione di diritti in danno di qualcuno. Trovare le soluzioni è compito di chi ha responsabilità in questo senso. Detto questo, non vedo un precipitare della situazione se non una difficoltà di ambientamento e di integrazione di gente che è arrivata e si è installata in alcune vie del centro storico».

Il prefetto Marani ha dichiarato che “Sassari non è una città razzista ma bisogna tenere alta la guardia”. L’arcivescovo Saba ha chiamato a raccolta tutte le forze sociali, politiche e istituzionali affinché, unite, trovino una soluzione condivisa per risollevare Sassari e il suo territorio da una crisi profonda. Lei condivide i due richiami?

«Anche io, come il prefetto e l’arcivescovo, ritengo che non bisogna abbassare la guardia ma come loro sono anche certo che Sassari non sia una città razzista o intollerante. Si tratta di una città tendenzialmente accogliente anche nei confronti di chi viene da lontano. Naturalmente anche nella città più accogliente possono esserci singoli episodi di razzismo o di intolleranza, magari a volte solo verbali. E ricordo che i reati che hanno una matrice razzistica hanno un’aggravante che in passato è stata contestata e che stiamo contestando. Però ripeto, sempre per episodi isolati».

Qual è il tasso di criminalità, dal suo osservatorio?

«Ne parlavamo proprio al comitato per la sicurezza: come proiezione annuale, nel 2018 è in diminuzione. Questo è il dato obiettivo, che prescinde da qualsiasi personale impressione che è soggettiva».

Sassari è anche una città un po’ ripiegata su sé stessa, capoluogo di un territorio dove sono molto sentiti il problema della disoccupazione e della crisi economici. Oltre al disagio diffuso, ci sono stati episodi che hanno fatto sollevare l’asticella sui fenomeni della intolleranza e del razzismo. Ritiene che alcuni episodi di intolleranza potrebbero essere conseguenza del malessere sociale?

«Se qualcuno ha una percezione di questo tipo, deve avere anche una rassicurazione. Se andiamo a vedere gli episodi di criminalità più eclatanti e più particolari che si sono verificati in città, in tutti i casi le indagini si sono concluse rapidamente trovando elementi di prova nei confronti delle persone che li hanno commessi. Poi ci saranno i processi per l’accertamento delle responsabilità, ma per quanto riguarda le fasi delle indagini c’è da dire che hanno avuto un esito veloce e positivo».

Questo è un messaggio rassicurante. Qual è il suo parere sul livello di sicurezza sociale?

«La rapida chiusura delle indagini su alcuni episodi significa che c’è una reattività alta, velocità di intervento ed efficacia investigativa da parte della polizia di Stato, dei carabinieri, della guardia di finanza. A ciò vorrei aggiungere la presenza sul territorio della polizia municipale che credo non abbia uguali in altre città. Questa presenza forte è una presenza rassicurante. Ricordiamoci di quando, qualche tempo fa, c’erano state segnalazioni di presenze di gruppi di ragazzi che non si comportavano bene in piazza Castello: è bastato mettere un presidio fisso della polizia municipale. È bastato far vedere le divise per far calmare la situazione. E tuttavia, anche qui, dobbiamo scegliere. Siamo sicuri che abbiamo bisogno di avere un presidio ad ogni angolo delle strade e una telecamera in ogni via?»

Se dovesse dare un messaggio ai sassaresi, sul profilo della sicurezza, cosa direbbe?

«Non è mio mestiere dare messaggi più o meno ecumenici alla popolazione, posso ribadire la mia opinione. Sassari
non è una città pericolosa. Il controllo sociale e il controllo di polizia devono essere sempre presenti. Tuttavia sono anche convinto, da sassarese che ama la sua città, che se anche ci sono dei problemi, si tratta tutto sommato di problemi risolvibili».

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