Strage di Ardara, cinque anni a Serra

Il 39enne di Orune aveva provocato l’incidente in cui nel 2013 persero la vita padre, madre e il loro figlio di soli vent’anni

SASSARI. Cinque anni di carcere per aver causato – sotto l’effetto dell’alcol – l’incidente stradale in cui il 2 ottobre del 2013 persero la vita sulla Sassari-Olbia, al bivio per Ardara, tre componenti di una famiglia che viaggiava su una Fiat Punto: padre, madre e il loro figlio di soli vent’anni.

È la condanna inflitta ieri mattina dal giudice Maria Teresa Lupinu nei confronti di Mario Serra, l’allevatore di 39 anni originario di Orune finito sul banco degli imputati con la pesantissima accusa di omicidio colposo plurimo aggravato dalla guida in stato di ebbrezza.

Nell’incidente avevano perso la vita Mario Zintu, 58 anni, capofamiglia; sua moglie Franca Aini, di 49, e il figlio più piccolo, Claudio, di soli 20 anni. Il ragazzo era deceduto successivamente e suoi organi erano stati donati. Era invece sopravvissuto Salvatore Zintu, che oggi ha 28 anni, l’unico componente della famiglia scampato alla morte anche se aveva riportato gravissime conseguenze fisiche. I medici lo avevano sottoposto a un intervento chirurgico per l’asportazione della milza.

Ieri il giudice ha accolto pienamente la richiesta di condanna del pubblico ministero. Secondo l’accusa fu proprio Serra a provocare l’incidente al bivio per Ardara. La sua Golf era diventata un missile impazzito e nel tremendo impatto con una Punto tre componenti della famiglia Zintu non avevano avuto scampo. Dalle successive indagini era emerso che il tasso alcolemico nel sangue di Serra era quattro volte superiore al limite consentito. Ieri dopo la sentenza il suo difensore, l’avvocato di Nuoro Francesco Carboni, ha annunciato che presenterà ricorso in Appello, dopo aver sostenuto durante il processo che la ricostruzione della dinamica dell’incidente non era mai stata del tutto chiarita.

Era successo tutto in pochi attimi: la famiglia Zintu, a bordo di una Fiat Punto blu, tornava da Sassari, dove mamma Franca si era sottoposta a un controllo medico, e viaggiava tranquillamente verso Ozieri. I due amici Mario Serra e Salvatore Fadda, a bordo di una Golf, arrivavano dalla direzione opposta. In mezzo all’incrocio per Ardara, c’era la Chrysler Touring di un immigrato ecuadoregno, Josè Vincente Barberan. Secondo le valutazioni fatte all’epoca, la Golf (condotta da Mario Serra) sarebbe sbucata dalla semicurva a destra a velocità sostenuta in direzione di Sassari, evidente la sbandata verso il centro della carreggiata dove si trovava la Chrysler. Tamponato nella parte anteriore destra, il veicolo condotto dall’ecuadoregno era volato sullo spartitraffico, rovesciato su un fianco.

La Golf aveva perso la ruota anteriore sinistra, aveva girato come una trottola ed era schizzata in avanti finendo nella corsia opposta dove proveniva la Punto con la famiglia Zintu. Nel processo il giudice Lupinu, non ritenendo sufficiente la consulenza del pm, aveva disposto una nuova perizia che aveva in qualche modo rimesso in discussione alcuni aspetti della dinamica. Aspetti su cui si baserà l’Appello. «Sono stati uccisi una seconda volta - ha commentato un parente delle vittime - cinque anni di reclusione per aver sterminato un’intera famiglia è un verdetto inaccettabile».
 

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