Perseguitò la collega, l’Aou licenzia un primario

La decisione dell’Azienda dopo la sentenza di condanna della Cassazione per stalking e molestie

SASSARI. “Licenziamento disciplinare senza preavviso”. La delibera porta la firma del direttore della Aou di Sassari, Antonio D’Urso, e riguarda il primario di Cardiologia riabilitativa del Santissima Annunziata, Stefano Masia. Un provvedimento che arriva a pochi mesi di distanza dalla sentenza della Corte di Cassazione che ha confermato la condanna del medico a un anno e otto mesi per violenza sessuale, stalking e molestie nei confronti di una fisioterapista. L’inchiesta era scattata dopo la denuncia della donna che lavorava gomito a gomito con Masia. In avvio di indagini il gip aveva anche imposto al primario il divieto di avvicinarsi alla collega. Lei, nel frattempo, aveva chiesto e ottenuto il trasferimento in un altro reparto. Secondo le accuse, Masia avrebbe «molestato» la donna facendo anche «uso di un linguaggio scurrile e ponendo in essere attacchi alla dignità e al decoro della dipendente» (scriveva così il pubblico ministero nella richiesta di rinvio a giudizio). Probabilmente stanca di una situazione che non riusciva più a sopportare, a un certo punto la donna si era rivolta all’avvocato Nicola Satta e dopo aver chiesto aiuto alla Asl aveva deciso di andare in questura e riferire – con il supporto di alcune testimonianze che hanno confermato i suoi racconti – quello che accadeva in ospedale quando divideva il turno di lavoro con il primario: in particolare parole spinte e mani che si infilavano sotto il suo camice. Erano quindi scattate le indagini e la segnalazione alla Procura della Repubblica. Per il sostituto Giovanni Porcheddu titolare del fascicolo di indagine non c’era alcun dubbio: configurabili i reati di violenza sessuale e stalking. E infatti subito dopo aveva chiesto il rinvio a giudizio di Masia (assistito dall’avvocato Gabriele Satta per il profilo penale della vicenda). Nel frattempo era andato avanti anche il filone civile e la Asl aveva sospeso il medico per sei mesi dall’incarico. Dopo poco tempo il giudice del lavoro aveva però accolto il ricorso presentato dall’avvocato Vittore Davini annullando la sanzione. Lo stesso giudice aveva condannato la Asl al pagamento degli
stipendi arretrati corrispondenti al periodo in cui il primario di Cardiologia riabilitativa era rimasto fuori dal posto di lavoro.

La sentenza di Roma è stata già impugnata con un ricorso d’urgenza dai difensori perché ritenuta «illegittima».

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