Ippodromi declassati: il Tar chiede i documenti

I gestori degli impianti “bocciati” e poi riabilitati avevano presentato ricorso Ora il tribunale bacchetta il ministero: quali criteri sono stati utilizzati?

OZIERI. Il Tar del Lazio “dà la sveglia” al ministero per le Politiche agricole sulla questione ippodromi sardi, chiedendo che il dicastero chiarisca una volta per tutte i criteri che hanno motivato il declassamento delle strutture di Ozieri, Sassari e Villacidro. La situazione infatti è tutt’altro che chiara dopo che i tre ippodromi alla fine dello scorso gennaio erano stati “bocciati” dal decreto Castiglione sulla classificazione degli impianti e poi erano stati “riabilitati” da un decreto del Mipaaf il 18 aprile. Data nella quale nel frattempo era stato presentato dalle società che gestiscono gli impianti (Comitato corse ippiche, Ippica sassarese e Società ippodromo di Chilivani Ozieri) un ricorso al Tar per far valere le ragioni delle tre strutture che male avevano digerito un declassamento motivato unicamente dalla scarsa movimentazione del gioco ai totalizzatori. Cinque mesi fa quindi il Tar aveva emesso un’ordinanza con la quale aveva disposto il deposito di documenti necessari per decidere sul citato ricorso e nei giorni scorsi ha ribadito tale “invito” al Ministero, nel frattempo rimasto inadempiente.

«In difetto di puntuale e completa esecuzione della presente ordinanza, il comportamento del Ministero potrà essere valutato come argomento di prova ai fini della decisione sul giudizio», ha detto nei giorni scorsi il Tar del Lazio, che chiede al Mipaaft di spiegare «il presupposto della mancata qualificazione degli ippodromi delle ricorrenti» e il rapporto tra tale presupposto e il calcolo dell’«attrattività». Ovvero, il tribunale amministrativo chiede la motivazione del declassamento, come più volte richiesto dalle tre società di gestione. «Il criterio assunto dal Mipaaf – aveva detto a suo tempo il presidente (ora amministratore unico) dell’ippodromo di Chilivani, Nicola Fois – non è stato interpretato come si doveva, perché valuta solo la quantità di denaro giocata senza ponderarla con le corse che effettivamente si svolgono nella struttura». Una interpretazione che ha penalizzato anche altri ippodromi: undici quelli “declassati”, otto nella penisola oltre ai tre sardi di Chilivani, Sassari e Villacidro. Il Tar ora chiede i relativi documenti, che dovranno essere forniti «dal direttore generale del Dipartimento delle Politiche competitive, della qualità agroalimentare, ippiche e della pesca», che dovrà depositare la sua relazione
«entro il termine perentorio di sessanta giorni dalla comunicazione della presente ordinanza».

L’8 gennaio 2019 infatti il Tar del Lazio si riunirà in camera di consiglio e per quella data pretende di avere tutta la documentazione necessaria per potersi pronunciare sul ricorso.

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