Olmedo, minatori e operai «Affidate a noi l’impianto»

La coop Achantus, messa in ginocchio dalla Sassari-Olbia, lancia la provocazione. I sindacati convocati in Regione il 14. «Bandi sempre deserti se non si interviene» 

OLMEDO. «Affidate i fondi per riqualificare la miniera di bauxite di Olmedo ai minatori e all’Achantus, ci sarà lavoro per tutti per dieci anni». L’alleanza tra operai in lotta corre sul filo della provocazione. A lanciare il guanto di sfida è Vittorio Cadau, direttore generale della cooperativa olmedese che ha licenziato gli ultimi venti dipendenti, mandata in crisi dai mancati incassi per i lavori sulla Sassari-Olbia.

«Abbiamo sempre fatto lavori di riqualificazione ambientale e abbiamo le professionalità, i minatori conoscono la cava di Olmedo meglio di chiunque altro – aggiunge – è una grande occasione». Destinatarie le assessore regionali del Lavoro e dell’Industria, Virginia Mura e Maria Grazia Piras, che Cadau cita esplicitamente. Provocazione per provocazione, Emilio Fois della Filctem Cgil guarda al “modello” Sulcis per riconvertire il sito minerario. «Parte della miniera è stata sfruttata sino agli anni Sessanta, oggi sarebbe un sito di archeologia industriale con percorsi come a porto Flavia – dice – è un’eventualità che non contrasta con l’attività produttiva nella nuova miniera». Le idee nascono così, al primo incontro. Ieri i minatori hanno portato solidarietà ai lavoratori Achantus, che d venerdì scorso occupano la sala consiliare del Comune di Olmedo. Loro ci sono già passati e da tre anni difendono il loro lavoro con le unghie e con i denti. Achantus ce l’ha con la burocrazia e il sistema degli appalti pubblici, i minatori con lo strapotere delle multinazionali: il sito ha ancora commesse per 2milioni di euro e non ha certo chiuso per problemi economici.

Un nemico in comune però c’è. «La politica ha trascurato il territorio, Olmedo è la rappresentazione di quanto il problema del lavoro e dello sviluppo sia stato ignorato», ribadiscono Vittorio Cadau, Emilio Fois e Simone Testoni della Ugl. «Viabilità, agricoltura, metano, programmazione, aeroporto, chimica verde – è l’elenco degli esempi fatti – la classe politica in vent’anni ha fallito, non ha saputo ripensare il sistema economico e produttivo del Nord Ovest Sardegna». Provocazioni a parte, resta la contingenza. L’ultimo bando per la concessione della miniera è andato deserto. La Regione vuole pubblicarne un altro in gennaio. «Auspichiamo di completare con la Regione il percorso avviato in aprile per il riassorbimento dei colleghi rimasti fuori dalla miniera», dice Fois. Attualmente gli occupati sono 17, agli altri 8 stanno per scadere gli ammortizzatori sociali: 4 sono in mobilità e 4 in naspi. Il secondo problema riguarda i 17 lavoratori attivi. «Il contratto con Igea scade il 5 dicembre, aspettiamo il rinnovo», chiede Fois. Che Igea resti a Olmedo è essenziale anche per il futuro della miniera, non solo dei minatori. «Oggi non è appetibile, per attrarre qualche acquirente bisogna renderla funzionale, completando quanto fatto in questi mesi», incalza Simone Testoni di Ugl. «Se la Regione non farà in modo che la miniera venga resa fruibile, anche un eventuale nuovo bando andrà deserto – dice – perciò va prima di tutto prorogato il servizio di manutenzione, Igea si faccia carico delle bonifiche nel sottosuolo». In attesa che da Cagliari battano un colpo (mercoledì 14 alle
15 è fisssato un incontro tra assessorato all’Industria e sindacati), tutti i lavoratori olmedesi incassano la solidarietà del Comune. Fabio Pala, assessore comunale dei Lavori pubblici, ha interessato il consigliere regionale Michele Cossa chiedendo un’interrogazione urgente.



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