Chiesa di Santa Maria via ai lavori in primavera

Partite le verifiche della Geoserving sulle condizioni del complesso francescano Il progetto, finanziato da un’alleanza Stato-Regione, sarà pronto a gennaio 

SASSARI. L’anno prossimo per la chiesa di Santa Maria di Betlem sarà quello della svolta. In primavera partiranno finalmente i lavori di restauro dello storico complesso dei francescani. Da qualche giorno i tecnici della società Geoserving di Cassino, specializzata nell’analisi e diagnostica dei materiali da costruzione, stanno eseguendo una serie di verifiche per stabilire la staticità e le condizioni delle opere murarie della chiesa dei candelieri e del convento. L’azienda, autorizzata dal ministero dei Lavori pubblici, è stata incaricata dalla Provincia francescana di raccogliere una serie di elementi utili al lavoro degli architetti.

Si tratta, dunque, di una fase propedeutica alla progettazione, che dovrà tenere conto di dati importanti in base ai quali l’equipe multidisciplinare valuterà le caratteristiche e la tempistica dell’operazione. Di certo, al momento, c’è solo che il lavoro non è semplice soprattutto per le caratteristiche architettoniche del complesso, interessato, nei secoli, da diverse, a volte anche disordinate, fasi costruttive. Una volta raccolti, i dati saranno elaborati e solo allora l’architetto farà il punto della situazione. Il progetto dovrebbe essere pronto già a gennaio poi il vaglio della Soprintendenza e il bando della gara per l’affidamento, iter che dovrebbe concludersi entro la primavera.

Da qualche giorno i tecnici di Cassino stanno lavorando sul tetto e sulle pareti «ferite» di Santa Maria per verificare le condizioni delle opere murarie: «Bisogna capire – spiega il geologo Giuseppe Pacitti – le caratteristiche meccaniche della muratura e le reazioni a sollecitazioni come compressione e vibrazione, in base ai dati che forniremo il progettista valuterà l’intervento più appropriato».

Santa Maria in questi giorni è come un paziente gigantesco attorno al quale si muovono frenetici medici e infermieri prima dell’intervento chirurgico. Ieri, sulla copertura accanto al cupolone, quella che sovrasta la navata centrale, sono state fatte delle rilevazioni di staticità. Sulle pareti, invece, è stato usato in più punti il martinetto piatto, sorta di lama che viene infilata in parete per insufflare dell’olio e valutare la reazione alla compressione. Nei prossimi giorni sarà usato anche un endoscopio dotato di microcamera a fibre ottiche per capire quali siano le condizioni interne della muratura. Inoltre saranno fatte anche delle prove di carico in diversi punti del solaio con l’uso di una specie di materasso carico d’acqua, collegato a sensori sistemati nel soffitto dell’ambiente sottostante. Grazie all’impiego di un maglio speciale sarà anche simulata una scossa sismica di scarsa entità per verificare la reazione delle murature. Tutto questo si concluderà entro la fine del mese non prima di avere fatto una serie di carotaggi attorno al complesso e di avere ispezionato l’area con il georadar. Nel primo caso, sottilissime trivelle scenderanno fino a trenta metri di profondità per «restituire» informazioni relative alla sismicità del terreno.

Con il georadar, invece, si andrà a cercare l’eventuale presenza di livelli di falda che potrebbero complicare il lavoro. L’ispezione con il georadar, però, servirà anche a individuare la posizione esatta delle altre cripte mai esplorate e di cui non è ancora nota la posizione della botola d’ingresso all’interno della chiesa. «Sulla base di questi dati – conclude l’architetto Angelo Mattia, titolare della progettazione – si potrà capire come intervenire e anche tracciare un programma articolato». La soddisfazione della fraternità è nelle parole del padre guardiano Salvatore Sanna che ieri,
come un genitore premuroso, ha seguito da vicino tutte le fasi della verifica: «Finalmente vediamo la conclusione di questa storia travagliata, nella speranza che non ci siano altri intoppi e che presto si possa scrivere la parola fine per restituire la chiesa ai fedeli e alla città».

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