I familiari Sla: «Senza l’Adi siamo disperati»

I parenti dei malati replicano all’assessore Arru: «Gli aiuti della Regione non coprono l’assistenza h24»

SASSARI. Una quarantina di familiari di pazienti affetti da Sla sono rimasti alquanto perplessi dalla replica dell’assessore alla sanità Luigi Arru all’interrogazione presentata dal consigliere regionale Antonello Peru. Il quale sottolineava tutte le difficoltà che incontra una famiglia nel gestire una patologia così complessa, se non adeguatamente supportata dal servizio di assistenza domiciliare. «Il Progetto Ritornare a casa, fiore all'occhiello della Regione Sardegna – spiegano le famiglie – è finalizzato a favorire la permanenza nel proprio domicilio di persone in situazione di grave e gravissima non autosufficienza, che necessitano di un livello assistenziale molto elevato. L'importo finanziato dalla Regione, rigorosamente commisurato al reddito, consente alle famiglie di assumere personale che possa coadiuvarlo nella gestione del malato». Un malato Sla infatti necessita di assistenza ininterrotta nell'arco delle 24 h. Un impegno tale da pregiudicare l'autonomia e l'indipendenza del nucleo familiare che lo assiste.

«Però conti alla mano, la cifra erogata non pone le famiglie nella condizione di 'avere garantiti tre collaboratori nelle 24 h. così come sostenuto dall'assessore Arru. In primis poiché il progetto è quantificato sulla base del reddito, in secondo luogo perché anche coloro che percepiscono la cifra di 65 mila euro (comprensiva dei contributi previdenziali) devono scegliere tra l'avere un'assistenza h.24 assumendo personale non qualificato oppure assumere personale infermieristico riducendo drasticamente il numero delle ore di assistenza».

E ancora: «Da mesi ormai noi famiglie denunciamo la distruzione di un servizio di assistenza domiciliare d'eccellenza. Un sistema tale per cui, nelle altre regioni italiane, le famiglie lottano e che la Regione Sardegna, invece di tutelare, ha scelto di distruggere come dimostrano proprio le parole dell'Assessore Arru che, citando il Progetto Ritornare a casa e i corsi di qualificazione del care-giver, conferma che ad oggi i malati e familiari sono lasciati soli a loro stessi». E proseguono: «Anche la citata assistenza erogata dall'Adi di terzo livello, oggi si riduce all'intervento del personale infermieristico appartenente a erogatori terzi, vincitori di contratti di appalto a termine, che altro non fanno che accentuare il clima di incertezza e instabilità che ormai da mesi ci divora». Infine la conclusione: «Ci chiediamo
se l'assessore Arru abbia reale contezza della realtà che quotidianamente vivono gli ammalati e le loro famiglie. Saremmo ben lieti di aprire le porte delle nostre nostre case all'assessore e discutere con lui di questa situazione così da poter trovare insieme la soluzione migliore».

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