Nulvi, il paese si mobilita per salvare San Sebastiano

Raccolta fondi per risanare alcune chiese danneggiate dal tempo e dall’incuria  Tra le emergenze la volta e le cappelle laterali. La colletta viaggia anche sui social 

NULVI. Una colletta fra i paesani di buona volontà. Anzi una vera e proprio questua, una chirca, come quelle che si fanno in paese per consentire le celebrazioni e allestire i festeggiamenti in occasione delle feste patronali. Sembra questo l’unico modo per provare a salvare il ricco patrimonio architettonico di Nulvi, che versa in condizioni davvero preoccupanti. Tutte le belle chiese seicentesche del paese avrebbero bisogno di interventi di risanamento urgenti per scongiurare la possibilità che vengano ulteriormente danneggiate dal tempo e dell’incuria e così un comitato spontaneo nato attorno al parroco don Pietro Pruneddu cercherà di raccogliere casa per casa i fondi necessari per consentire almeno qualche piccolo ma importante intervento di risanamento e di salvaguardia.

In particolare desta grande preoccupazione la chiesa di San Sebastiano, attigua all’ex convento di San Bonaventura, conosciuta anche come chiesa di Sant’Antonio (ospita un altare a lui intitolato) che a causa delle pessime condizioni del tetto sta rischiando di essere chiusa per le sempre più evidenti infiltrazioni che stanno interessando le volte e le pareti della navata principale e delle cappelle laterali, che custodiscono ognuna un pregiato altare ligneo. «Sono sempre stata orgogliosa del mio paese, del suo ricco patrimonio, della sua storia facilmente leggibile dalle strutture intorno a noi – scrive Simonetta Muretti, una delle ispiratrici dell’iniziativa lanciata in questi giorni sui social – Ora però il rischio è che il tempo cancelli tutto, ossia tutto quello che i nostri avi ci hanno lasciato, tutto quello che testimonia il passato ricco e glorioso di quella che spesso è stata definita la perla dell’Anglona».

All’appello hanno già risposto diversi giovani del paese ma anche tanti operatori edili pronti a fare qualcosa, a rimboccarsi le maniche e rendersi disponibili con la loro competenza professionale in materia, per preservare questo antico tesoro del paese, a dare una mano, sia finanziariamente che materialmente, per evitare il peggio. Qualsiasi intervento però dovrà essere fatto sotto la vigilanza e con la necessaria autorizzazione della Soprintendenza per cui si eviterà sicuramente ogni
azione autonoma e improvvisata ma i promotori della questua e i volontari sperano comunque che la Soprintendenza non possa che apprezzare la bontà e l’importanza di questa iniziativa popolare e verificare quanto prima lo stato della situazione e la reale urgenza di interventi risolutori.

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